|  Arriva col cappello, il bastone, la giacca e la camicia, sorride e saluta tra gli applausi del Teatro Comunale. Molti gridano: Renzo! Renzo! Si siede nella prima fila accanto al direttore Giuseppe Ilario e al collaboratore Gino Aveta. E’ il giorno del massimo riconoscimento accademico per Renzo Arbore. Il Conservatorio di Benevento “Nicola Sala”, gli conferisce la Laurea honoris causa in Popolar Music per i suoi straordinari meriti artistici, come autore, innovatore e ambasciatore della canzone italiana nel mondo.
“Sono contento -rileva l’artista- di ricevere questo premio perché non è un premio alla memoria. Il conservatorio beneventano è stato il primo ad istituire la cattedra della canzone classica napoletana e il primo a contattarmi. Dopo è venuto quello di San Pietro a Maiella. Il concerto che tenemmo qui nell’agosto del 2020 è stato uno degli ultimi della lunga stagione dell’Orchestra Italiana, la cui avventura cominciò nel 1991 per chiudersi nel 2021, cioè trent’anni dopo e dopo 1600 concerti tenuti in tutto il mondo”.
Per omaggiare il maestro, l’Orchestra Stabile del “Nicola Sala”, diretta da Luigi Ottaiano, ha scelto una scaletta simbolica degli studi che si svolgono al conservatorio, da “‘A primma ‘nnammurata” a “Mmiez ‘o grano”, da “Serenata napulitana” a “Che t’aggia dì”, da “‘O campanellaro” a “L’addio”, che per sottotitolo ha “Che mme purtato a ffà ncoppa Pusilleco si nun me vuò chiù bene”. “La canzone napoletana -evidenzia Ottaiano- è viva più che mai e gode di buona salute”.
I musicisti e i cantanti danno un saggio della loro bravura e della ricerca che fanno per portare alla luce brani a volte dimenticati. “Quando ho creato l’Orchestra Italiana -ricorda Arbore- le canzoni napoletane erano ritenute vecchie, dei nonni e dei bisnonni, nessuno le voleva più cantare. Le faceva solo qualche pianista di piano bar. Partimmo con 16 elementi e siamo durati trent’anni. Siamo l’Orchestra più longeva della storia della musica italiana. Oggi si pensa più al successo immediato e non a qualcosa che resti”.
L’eclettica carriera di Arbore è riassunta con sobrietà e scioltezza dalla presentatrice Sara Giglio, mentre il direttore Ilario illustra le motivazioni del riconoscimento accademico. Arriva il momento dell’alloro."Mi tolgo il cappello -esclama Arbore- in omaggio al pubblico e alla città di Benevento". Sul palco sale anche il sindaco Clemente Mastella, vecchio amico del musicista foggiano, fin dai tempi in cui era capufficio stampa di Ciriaco De Mita. “Quando lo chiamammo per il concerto del 2020 -racconta il primo cittadino- il prezzo era alto, la metà fu pagata con un pranzo a casa mia”.
C’è spazio anche per tante emozioni. L’artista rievoca alcuni divertenti episodi vissuti con Luciano De Crescenzo. C’è l’abbraccio con Rosaria Troisi, sorella di Massimo, che accenna alcuni versi di una canzone che il fratello amava tanto. “Quando facevo “Indietro Tutta”- ricorda Arbore- Massimo mi telefonò: “Pecchè non mi chiami mai con tutte quelle belle guagliuncelle?”. Ci sono quattro musicisti dell’Orchestra Italiana. Si ricanta ‘A primma ‘ nnammurata, che Renzo da giovane ascoltava da Roberto Murolo.



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