|  Lo scenario è maestoso, ma è attanagliato da una crudeltà senza fine. C’è una principessa in Cina, che non vuol saperne dell’amore. Sposerà solo chi indovinerà tre suoi enigmi. A tutti quelli che ci proveranno e non ci riusciranno, sarà tagliata la testa. Qualcuno, però, alla fine tornerà vincitore. Siamo al tempo delle favole nella “Turandot” di Giacomo Puccini, andata in scena al Teatro Romano di Benevento per la Rassegna lirica promossa da Leonardo Quadrini, con la direzione artistica di Ferdinando Creta. Una favola che parla molto al nostro tempo, per ricordarci che "Luce del mondo è amore".
Quella principessa “bianca al pari della giada, fredda come quella spada”, ha giurato a se stessa che “mai nessun m’avrà”, se non scioglierà i suoi capricciosi indovinelli. Per il boia c’è gran lavoro, cadono tante teste. Come fermare questa orrenda scia di sangue? C’è un baldo giovane, il principe Calaf, che si è invaghito di Turandot e vuol tentare la prova. Molti lo sconsigliano. “Al tuo paese torna! Il mondo è pieno di pazzi innamorati”. Grida il suo amore sotto la luna, che appare nel cielo di Benevento.
Nei panni del principe c’è il tenore fiorentino Giorgio Casciarri, che con voce squillante intona: “O divina bellezza! O meraviglia! O sogno! La vita, padre, è qui, Turandot! Turandot! Turandot! No, no, no, io solo l’amo. A me il trionfo, a me l’amore”. L’algida Turandot è interpretata dal soprano mantovano Daniela Zerbinati, che si cala nel personaggio con scioltezza. Il ruolo dell’Imperatore della Cina è affidato ad un brillante Antonio Sapio, che invoca: “Basta sangue! Giovine, va. Si compia il tuo destino”.
La prova di Calaf va bene, ma lui vuole Turandot solo per amore. “Indovina il mio nome -le propone- e poi potrai anche uccidermi”. La principessa vuole scoprirlo. Cattura Liù, schiava di Timur, padre del principe, che preferisce suicidarsi, per non rivelare il suo nome. Questa eroina è una delle figure più belle della lirica. Riviviamo il suo dramma attraverso la voce dolce e intensa di Mimma Briganti, soprano toscano, scelta da Katia Ricciarelli per questo ruolo. Gli altri interpreti, tutti bravi, sono: Luca Gallo (Timur), Omar Kamata (Ping), Guido Bernoni (Pang), Silvano Paolillo (Pong), Massimo Simeoli e Fabio Tamagnini.
Il lieto fine è suggellato dalla potenza del "Nessun dorma". “Il mio mistero è chiuso in me -canta felice Calaf- il nome mio nessun saprà. Dilegua, o notte! Tramontate, stelle! All’alba vincerò”. Quando Turandot sente battere il cuore, esclamerà: “Adesso so come si chiama lo straniero. Il suo nome è … Amor”.
La pregevole esecuzione dell’opera porta la firma dell’Orchestra Internazionale della Campania, diretta da Leonardo Quadrini, accompagnata dai Cori di Bitonto e Benevento e dalle Voci Bianche della "Fantasy Music Academy" di Mina Minichiello. Regia di Alessio Rizzitielllo e coreografie di Saveria Cotroneo. “La lirica è finalmente tornata al Teatro Romano -salutano i direttori Franzese e Creta- grazie alla Regione Campania. Il ministero non ci è stato vicino. Il successo di pubblico dimostra che abbiamo fatto la scelta giusta”.

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