|  Il concerto per Fabrizio De Andrè, atto secondo, comincia con le note sussurrate di alcune sue canzoni. Suona l’Orchestra Filarmonica di Benevento, diretta da Letizia Vennarini, e canta Leonardo De Stasio. L’incontro col cantautore genovese nel Teatro Romano conserva intatto il fascino di qualche anno fa, con gli stessi protagonisti, con sempre nuove emozioni ed una marcia in più. Questa volta, però, preme l’attualità, ed allora servono le parole di denuncia della sua “Canzone del Maggio”.
Quella frase che dice “Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”, ha colpito l’orchestra e il cantante. Il pensiero va alla Palestina. “Mentre noi suoniamo e cantiamo - fa sapere De Stasio a nome di tutti- battiamo le mani, per un popolo non lontano da noi, la storia si scrive a suon di bombe. Con un telefonino possiamo vedere, noi spettatori passivi e sicuri nello nostre tiepide case. Nessuno può rimanere indifferente”. Dalla “Canzone del Maggio” a “La guerra di Piero” è lo stesso messaggio.
L’omaggio a De Andrè tocca i brani più famosi ed anche quelli meno noti. I ritmi allegri di “Don Raffaè”, “Bocca di Rosa” e “Volta la carta” si alternano con quelli più malinconici di “Amore che vieni, amore che vai”, “Hotel Supramonte”, “La canzone di Marinella”, “Verranno a chiederti del nostro amore”, in un’appassionante e vibrante cavalcata. Il pubblico accompagna le canzoni più popolari battendo le mani, insieme al cantante e al direttore Vennarini, che a un certo punto grida: “Viva De Andrè”.
Quando arriva “La canzone dell’amore perduto” si accendono le luci dei telefonini. Ma c’è un testo che la gente ascolta con molta curiosità, perché è tra quelli meno conosciuti. Si chiama “Le passanti”, che De Andrè dedica “ad ogni donna pensata come amore” e al rimpianto che “diventa abitudine nei momenti di solitudine” e “si piangono le labbra assenti di tutte le belle passanti che non siamo riusciti a trattenere”. L’orchestra e il cantante navigano in piena sintonia sugli arrangiamenti di Alessandro Verrillo.
“Questa volta -precisa De Stasio- faccio parlare le canzoni, senza troppe spiegazioni. Fabrizio raccontava di personaggi che si muovevano in direzione ostinata e contraria, portatori di messaggi profondi, dall’impiegato che si ribella al sistema, al giovane Piero, obbligato ad andare in una guerra che non vuole”. Storie anticonformiste, ma di grande umanità. Si chiude con “Il pescatore”, tra applausi scroscianti. Parla di un uomo che "versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete e ho fame".



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