|  “A chi ha smarrito la strada della nostra casa comune, la porta del partito è sempre aperta. Non serve ripercorrere la catena delle ragioni e dei torti. Se ci ancoriamo al passato, rimaniamo prigionieri del rancore, mentre la politica in cui crediamo vuole guardare al futuro, per dare una nuova speranza al nostro territorio. Ripartiamo con nuovo slancio. Crediamoci”. Con questo messaggio, Giovanni Cacciano, segretario provinciale del Pd, candidato e non eletto alla regione, conclude la sua riflessione sul voto.
La vittoria della coalizione progressista, che ha portato Roberto Fico al vertice di Palazzo Santa Lucia, ha avuto nel Sannio una dimensione più ristretta, col 52 per cento rispetto al 61 regionale. Un quadro finale, sul quale ha pesato sicuramente il massiccio astensionismo. Ma qui la partita è stata più difficile per la sinistra, sia perché in palio c’erano solo due posti, sia per la presenza del partito di Mastella. “Il successo di Noi di Centro -aggiunge Cacciano- è stato inatteso e conferma l’atipicità della nostra provincia”.
La mancata conquista del seggio è stato un vero smacco per i democratici sanniti, che per la prima volta non saranno rappresentati alla regione. Il Pd ottiene il 13,33 per cento, quasi un punto in meno rispetto al 2020, arriva quarto in provincia e secondo nel capoluogo col 15,34 per cento. La delusione è forte. Perché questo insuccesso? Quanto hanno pesato le divisioni interne? Le candidature di Cacciano e Rosa Razzano, presidente del partito, avevano creato entusiasmo e avvicinato anche forze civiche.
“Paghiamo lo scotto -rileva Diego Ruggiero di Airola- di non avere neanche un parlamentare. Non siamo stati uniti. Se pensiamo che il nostro consigliere regionale uscente, Mino Mortaruolo, si è candidato nella lista civica deluchiana. Abbiamo combattuto a mani nude, mentre Mastella governa in tutti gli enti e nelle società partecipate e la destra ha un deputato e un senatore. Il partito ha bisogno di maggiore collegialità e unità, di definire una linea, non possiamo fare lotte nello stesso campo”.
Il quadro dei risultati presenta luci ed ombre. I risultati più importanti si registrano a Reino (74,74), Foiano (46,78), Forchia (34,24), Buonalbergo (33,84), Montefalcone Val Fortore (33,83), ma traguardi significativi si raggiungono in altri nove comuni, che superano la soglia del 20 cento. Tra questi spiccano San Marco dei Cavoti (27,33), Guardia Sanframondi (25,58), Castelpoto (25,57), Circello (23,89), Calvi (22,82), Melizzano (22,38). Ad Apice, Pannarano, Paupisi, pur guidati da sindaci Pd, consenso al di sotto delle attese.
“C’è tanta amarezza -osserva Fernando De Gregorio di Buonalbergo- per questa sconfitta. Dobbiamo essere più presenti sui problemi reali della gente, dal lavoro alla sanità. Quando non ci sono i fari accesi sul territorio, si fa buio. Molti sindaci hanno usato il partito come un tram, finendo poi da Mastella o a destra. Come quelli di Paduli, San Bartolomeo in Galdo e Tocco Caudio. Abbiamo tollerato tanti opportunisti e trasformisti. Dobbiamo eliminare le vecchie incrostazioni e una certa acquiescenza alle correnti”.
Nella geografia del voto sono ben 24 i comuni dove il Pd è al di sotto del 10 per cento. Tra questi ricordiamo Durazzano, Paduli, San Bartolomeo in Galdo, San Nicola Manfredi, Santa Croce del Sannio, Solopaca, Ceppaloni, Pietrelcina e San Salvatore Telesino. La discussione sul voto e le alleanze continuerà nel congresso. La prima scintilla è stata accesa da Antonella Pepe, della direzione nazionale, che ha definito il Pd sannita come "l’Orchestra del Titanic, che continuava a suonare mentre la nave affondava".
La risposta di Cacciano e Razzano non si è fatta attendere. “Noi ci abbiamo messo la faccia -hanno ribattuto i due candidati alle regionali- tu dov’eri? Non hai dato alcun contributo alla campagna elettorale. Dopo la candidatura alle politiche, hai beneficiato di un incarico alla regione”. Un contrasto duro, che dimostra che la diatriba del 2022 non è stata archiviata e che solo un confronto franco potrà ricreare un clima di unità, anche per rispetto verso quelle 13.340 persone, che hanno dato fiducia al Pd sannita.
“Dobbiamo favorire la discussione -conclude Antonella Pepe- avviare un nuovo percorso di inclusione, mettere da parte tutte le frizioni, per ricostruire un orizzonte comune, coinvolgendo tutte le migliori intelligenze e tutti coloro che credono nel centrosinistra e sono alternativi alle destre. Ci deve preoccupare la frattura con chi è andato via, non ritenendo più il Pd casa sua. Per me il Campo Largo non è un’architettura elettorale, ma un progetto per migliorare la vita delle persone”.

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