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Il viaggio inquieto e suggestivo di Nicola Sguera sulle tracce di Gesł - "Sotto quella croce ho capito che il mondo ha bisogno di speranza"
 

gio 18-12-2025 15:35 n.682, Antonio Esposito

Il viaggio inquieto e suggestivo di Nicola Sguera sulle tracce di Gesł

"Sotto quella croce ho capito che il mondo ha bisogno di speranza"


Il viaggio inquieto di Nicola Sguera alla ricerca di Dio, per capire chi è stato veramente Gesù, si snoda attraverso il mare, i porti, le città, i mercati, le locande, da Kos ad Alessandria, da Roma a Gerusalemme, tra poeti, filosofi, profeti, prostitute e potenti. Il suo suggestivo cammino nel tempo è racchiuso nel romanzo storico “Euthymios - Il medico greco che incontrò Yeshua”, pubblicato per la Bolis Edizioni di Bergamo. Un percorso ricco di domande sull’esistenza e sull’insopprimibile bisogno d’amore.

Il giovane Euthymios parte dal suo paese per conoscere le origini del Cristianesimo, si sente cittadino del mondo e figlio del cosmo, come medico e filosofo vuole “portare ordine nel disordine e armonia nello squilibrio”. Una missione difficile, che affronta con un confronto serrato con tutti quelli che incontra sulla sua strada, perché lui crede nel Logos, come ordine razionale del cosmo, e trova irrazionale il Dio dei cristiani. Il dialogo più importante è quello con Yeshua, nome ebraico di Gesù.

Lo scrittore ci porta per mano tra Ephesos ed Eleusis, tra Yafa e Metzada, ricostruisce colori e sapori, le attività umane e i pasti frugali, fatti di pane d’orzo, olive, fave cotte e fichi secchi. Il medico, che si muove tra arterie, visceri, nervi, latte d’asina e succo di porro, è visto come un ponte tra la sapienza dei greci e la religione di Israele. Quando incontra Gesù comprende che “la magia della sua esistenza era reale”, che non può limitarsi a curare solo il corpo, ma deve pensare anche all’anima.

Il racconto ha un ritmo avvincente, uno stile narrativo denso di poesia, di affreschi paesaggistici e metafore. La riflessione si fa amara presso il fiume Giordano. “Questa terra sfortunata -osserva Euthymios- è stata condannata dagli uomini alla rivolta permanente, vocata alla distruzione o alla servitù perpetua”. Le parole di Yeshua fanno pensare all’attuale Palestina. “Ora il mondo è in disordine -afferma- le tribù di Israele sono disperse, la terra promessa è sotto il giogo di un sovrano straniero”.

Nel corso del viaggio comincia a riconoscere che nell’uomo non c’è solo ragione. Sono decisivi gli incontri con il filosofo Seneca e Paolo di Tarso, convertito sulla via di Damasco. Ma la svolta vera si manifesta con la crocifissione di Gesù, che avviene sotto i suoi occhi. “Io c’ero -racconta- sotto quella croce. Ho raccolto il corpo. Ho capito che il mondo ha bisogno di speranza. Anch’io, a modo mio, ho imparato ad attendere il Regno. Perché ho compreso che solo questa fede ardente può rendere più abitabile la terra”.

Questo lavoro, primo romanzo di Nicola Sguera, è un’appassionata riflessione sulla vita, la morte, il sacro e la spiritualità, un po’ sulla scia di Siddharta e Franco Battiato. L’autore ricorda che il libro è stato scritto di getto, in alcuni mesi “matti e disperati”, spinto da un “bisogno di verità e chiarezza”, su un argomento che lo assilla da 20 anni. “Mi sono formato nell’Azione Cattolica -conclude- sono passato per una fase di ateismo convinto, poi sono tornato ad una spiritualità ortodossa, a tratti “eretica”. Mi definisco un “diversamente credente”. Io, dunque, non ho fede, ma solo speranza".

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