|  Il viaggio inquieto di Nicola Sguera alla ricerca di Dio, per capire chi è stato veramente Gesù, si snoda attraverso il mare, i porti, le città, i mercati, le locande, da Kos ad Alessandria, da Roma a Gerusalemme, tra poeti, filosofi, profeti, prostitute e potenti. Il suo suggestivo cammino nel tempo è racchiuso nel romanzo storico “Euthymios - Il medico greco che incontrò Yeshua”, pubblicato per la Bolis Edizioni di Bergamo. Un percorso ricco di domande sull’esistenza e sull’insopprimibile bisogno d’amore.
Il giovane Euthymios parte dal suo paese per conoscere le origini del Cristianesimo, si sente cittadino del mondo e figlio del cosmo, come medico e filosofo vuole “portare ordine nel disordine e armonia nello squilibrio”. Una missione difficile, che affronta con un confronto serrato con tutti quelli che incontra sulla sua strada, perché lui crede nel Logos, come ordine razionale del cosmo, e trova irrazionale il Dio dei cristiani. Il dialogo più importante è quello con Yeshua, nome ebraico di Gesù.
Lo scrittore ci porta per mano tra Ephesos ed Eleusis, tra Yafa e Metzada, ricostruisce colori e sapori, le attività umane e i pasti frugali, fatti di pane d’orzo, olive, fave cotte e fichi secchi. Il medico, che si muove tra arterie, visceri, nervi, latte d’asina e succo di porro, è visto come un ponte tra la sapienza dei greci e la religione di Israele. Quando incontra Gesù comprende che “la magia della sua esistenza era reale”, che non può limitarsi a curare solo il corpo, ma deve pensare anche all’anima.
Il racconto ha un ritmo avvincente, uno stile narrativo denso di poesia, di affreschi paesaggistici e metafore. La riflessione si fa amara presso il fiume Giordano. “Questa terra sfortunata -osserva Euthymios- è stata condannata dagli uomini alla rivolta permanente, vocata alla distruzione o alla servitù perpetua”. Le parole di Yeshua fanno pensare all’attuale Palestina. “Ora il mondo è in disordine -afferma- le tribù di Israele sono disperse, la terra promessa è sotto il giogo di un sovrano straniero”.
Nel corso del viaggio comincia a riconoscere che nell’uomo non c’è solo ragione. Sono decisivi gli incontri con il filosofo Seneca e Paolo di Tarso, convertito sulla via di Damasco. Ma la svolta vera si manifesta con la crocifissione di Gesù, che avviene sotto i suoi occhi. “Io c’ero -racconta- sotto quella croce. Ho raccolto il corpo. Ho capito che il mondo ha bisogno di speranza. Anch’io, a modo mio, ho imparato ad attendere il Regno. Perché ho compreso che solo questa fede ardente può rendere più abitabile la terra”.
Questo lavoro, primo romanzo di Nicola Sguera, è un’appassionata riflessione sulla vita, la morte, il sacro e la spiritualità, un po’ sulla scia di Siddharta e Franco Battiato. L’autore ricorda che il libro è stato scritto di getto, in alcuni mesi “matti e disperati”, spinto da un “bisogno di verità e chiarezza”, su un argomento che lo assilla da 20 anni. “Mi sono formato nell’Azione Cattolica -conclude- sono passato per una fase di ateismo convinto, poi sono tornato ad una spiritualità ortodossa, a tratti “eretica”. Mi definisco un “diversamente credente”. Io, dunque, non ho fede, ma solo speranza".
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