|  Campi di grano scossi dal vento, alberi solitari e nuvole viandanti, il respiro del silenzio sotto una luna piena, balconi senza vetri e ruderi di antiche masserie. La campagna con le sue distese infinite, con le sue montagne ed i suoi pascoli, scorre nella mostra fotografica “Echi d’Entroterra” di Peppe Biancardi, allestita presso il Musa di Piano Cappelle per iniziativa di “Futuridea” e visitabile fino al prossimo 31 dicembre. Il progetto, finanziato dalla Regione Campania, è una nuova luce sulle Aree Interne.
“Le opere sembrano quasi delle finestre -afferma Azzurra Immediato, curatrice della mostra insieme a Giuseppe Leone- raccontano un territorio in modo allegorico e poetico, non cristallizzato, ma che guarda al futuro. Spesso le aree interne sono considerate residuali, arretrate e ferme nel tempo. Ma negli ultimi anni la dorsale appenninica ha dimostrato di essere la colonna dell’Italia, per le sue potenzialità di crescita, per il patrimonio culturale e naturale, per la qualità della vita”.
La scelta del bianco e nero rende tutto più suggestivo. L’artista ha diviso la mostra in cinque sezioni: RadicAere, Oltre l’Abisso, Antropiche Geometrie, De Rerum Natura e Anima. La presenza umana è ridotta all’osso. Sullo sfondo di grandi pianure o nascosti dietri i rami di un albero appaiono pecore bianche, cavalli e mucche che brucano l’erba. “Mi attirano i silenzi -scrive Biancardi nel catalogo- pieni di memoria, i muri screpolati che hanno conosciuto la voce, le porte che non portano altrove, ma dentro”.
L’obiettivo del fotografo coglie anche le trasformazioni del territorio e cerca di armonizzare le fratture. Soprattutto quando nel paesaggio spuntano le pale eoliche, quasi come corpi estranei. Ma la parte più lirica e profonda emerge quando cattura il soffio del vento, il volo di un uccello, le radici degli alberi che si distendono come mani tese ad abbracciare qualcuno, la bellezza assorta dei campi squadrati, i sentieri sotto la neve. “Non catturo -dice Biancardi- solo la luce, ma l’anima dei luoghi”.
La mostra andrà prossimamente ad Ercolano. “Questo è un progetto di comunità -rileva Francesco Nardone di Futuridea- nato per valorizzare le aree interne, che vantano uno straordinario patrimonio di biodiversità e del saper fare. Abbiamo avviato percorsi con le scuole e a breve partiremo col recupero di Villa dei Papi insieme al comune di Benevento”. “Miriamo a sensibilizzare gli studenti -osserva la docente Rita Iuliano- sulla tutela del paesaggio, ad educarli alla bellezza e al rispetto della natura”.
Questa esperienza artistica è come un seme. “L’entroterra -conclude il fotografo- non è solo un luogo fisico, è una condizione, una distanza, a volte una resistenza, è ciò che resta quando il rumore si allontana. Qui il futuro può cominciare a guarire. Qui c’è l’eco profonda di un’Italia che resiste. Se qualcosa vi accompagnerà fuori dalla sala, allora l’eco ha funzionato, perché l’arte non è un oggetto chiuso, ma una relazione. Lasciamo sedimentare la mostra. Spero che gli echi possano continuare altrove insieme a voi”.




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