|  Qui e là spicchi di mare, le case ammucchiate dei pescatori, le barche a riposo, gli sguardi assorti e le pause nei bar, il folclore e la processione per Santa Candida, i segni dei confinati antifascisti. Su un muro spicca questa frase: “Il pensiero, come il mare non lo puoi bloccare, non puoi recintare”. Sono i tasselli che compongono la mostra di Ernesto Pietrantonio, dedicata a “Ventotene, l’isola del confino continuo”, allestita presso il foyer del Teatro de La Salle e visitabile fino al prossimo 20 gennaio.
L’obiettivo del fotografo beneventano è intimistico e non paesaggistico. Per questo sceglie il bianco e il nero. Il suo percorso mira a cogliere l’anima di un luogo simbolo della nostra storia, dove Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, scrissero il “Manifesto di Ventotene”, col quale i tre giovani, mandati al confino su quell’isola dalla dittatura fascista, già nella primavera del 1941 immaginarono la costruzione degli Stati Uniti d’Europa. La mostra tesse il filo della memoria col futuro.
“Sono venuto a Ventotene -spiega Pietrantonio- per lavoro e per tre anni di seguito. Quest’isola mi è parsa come la metafora della solitudine dell’uomo contemporaneo. Ho pensato di esplorare l’intimità, l’invisibile, il forte senso di appartenenza della gente, che si manifesta, ad esempio, nella festa per Santa Candida, quando tanti emigranti ritornano e rivivono la bellezza della comunità. Bisogna ripartire da Ventotene per riprendere il concetto originario del Manifesto, oggi stravolto da eventi drammatici”.
La mostra, patrocinata dal comune di Benevento e dal pastificio Rummo, comprende 54 fotografie, pendenti e oscillanti nell’aria, come vele al vento. Per le stradine sfilano tavolate allegre, un uomo con la chitarra, cuochi e villeggianti, il carabiniere che fa il saluto al passaggio della santa patrona. C’è un murales con la scritta “Memory per Gaza”. Le tracce dei confinati si leggono in queste indicazioni: “Strada delle Mense Comuniste” e “Mensa Socialista – Capo mensa Sandro Pertini”.
“In questa piccola isola - conclude Pietrantonio- sono concentrati tutti i sentimenti umani. Per questo è un luogo universale. Sono stato a Cuba, in Brasile, in Palestina, in Albania, ma qui si respira un’atmosfera particolare, che invita alla riflessione. Nella solitudine e nel silenzio impariamo ad ascoltarci, a comprendere che la compagnia più importante è quella che sappiamo offrirci”. Dalla copertina del catalogo, Spinelli e Rossi ci ricordano: “La via da percorrere non è facile, né sicura, ma deve essere percorsa, e lo sarà”.



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