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La scelta di Lenuccia e Marisa Rodano per l'Italia libera - Le loro storie nei libri di Teresa Simeone e Leonardo Masone
 

mar 06-01-2026 12:46 n.690, a.e.

La scelta di Lenuccia e Marisa Rodano per l'Italia libera

Le loro storie nei libri di Teresa Simeone e Leonardo Masone


Da Napoli a Roma. Due donne protagoniste della lotta per la libertà, due figure simbolo della Resistenza. Le loro storie rivivono nei libri di Teresa Simeone e Leonardo Masone, presentati presso il Reset, per iniziativa dell’Anpi di Benevento. Il primo s’intitola “Maddalena Cerasuolo. Lenuccia, storie di donne partigiane”(De Nigris Editore) e il secondo “Marisa Cinciari Rodano. Teoria e pratica nei Discorsi Parlamentari”(Aracne). Due donne che fecero la scelta giusta in tempi non facili, due vite esemplari.

La giovane Lenuccia, appena 23 anni, si mise in luce durante le Quattro giornate di Napoli, sventando l’abbattimento del Ponte della Sanità, informando i resistenti sul piano dei tedeschi, che dopo l’armistizio dell’8 settembre imperversavano in città. “Fu grazie al coraggio di una ragazza -scrive Simeone- che si disinnescarono le mine che lo avrebbero demolito. Nel 1950 Maddalena Cerasuolo fu insignita della medaglia di bronzo al valor militare e oggi quel ponte porta il suo nome”.

Dalla Napoli operaia alla Roma borghese. La vicenda di Marisa Rodano comincia dall’esperienza cattolica e da una famiglia benestante. Suo padre era podestà di Civitavecchia. Il suo percorso è simile a quello di tanti cattolici che scelsero la sinistra. “La rottura col suo mondo -dice Masone- fu graduale. Decisiva fu la condivisione delle lotte dei contadini, che la portò ad iscriversi al Pci nel 1946. Fu eletta ben presto in parlamento e diventò una delle più importanti esponenti dell’Unione Donne Italiane”.

Il clima di terrore imposto dai tedeschi provocò la ribellione del popolo napoletano. “Le Quattro giornate - rileva Simeone- non furono che l’atto conclusivo di un fenomeno iniziato subito dopo l’Armistizio di Cassibile, quando i nemici si trasformarono in amici e gli amici in nemici. Le donne partigiane non furono solo staffette. A Napoli vennero subito riconosciute come protagoniste. Dovremmo cercare di valorizzare, con maggiore continuità e convinzione, il contributo femminile alla resistenza italiana”.

L’impegno di Marisa Rodano non si manifestò solo per ottenere il voto alle donne, ma anche sui temi della maternità e dell’infanzia, per gli asili nido, per la parità di genere. “La partigiana romana -dice Masone- non è una figura minore della Resistenza. Si occupò anche della questione della casa a Roma, che affliggeva migliaia d persone. Con l’Udi portò avanti una visione femminista anticipatrice del movimento del Sessantotto. Fu lei a scegliere la mimosa come fiore simbolo dell’Otto Marzo”.

Il lavoro dei due autori sanniti è utile per rilanciare gli ideali fondanti della nostra repubblica antifascista. “La memoria si costruisce -sottolinea Masone- con la speranza che questi esempi coraggiosi possano ravvivare la partecipazione civica”. “Quelle donne -conclude Simeone- ci hanno consegnato un’Italia libera. Dobbiamo continuare a difendere e testimoniare il valore di quella scelta. Soprattutto oggi che viviamo una situazione internazionale in cui sono saltate tutte le regole”.



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