|  “Questa terra l’ho sentita davvero mia, è la mia e lo rimarrà. Qui ho ricevuto una sensibilità nuova che porterò sempre con me. Quasi dieci anni con voi non sono pochi. Questa nomina nella diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno la sento come un privilegio. Ho amato la gente beneventana, sono stato completamente beneventano, sarò assisano e folignano”.Con questo spirito, Felice Accrocca, arcivescovo di Benevento, intraprenderà il prossimo 25 marzo il nuovo cammino pastorale.
Con l’approdo nella terra di San Francesco, il presule corona sicuramente un sogno, dopo i suoi fecondi studi e scritti sul santo di Assisi. Ma la scelta del Papa di mandarlo in quel luogo così importante per la religiosità mondiale sarà scaturita anche dalla sua intensa missione spirituale e sociale svolta nel Sannio. Con Accrocca la chiesa è scesa tra la gente, accanto agli ultimi, ha acceso i riflettori sulle ataviche disuguaglianze che opprimono le Aree Interne, con tante iniziative e proposte.
Le sue parole di denuncia e di speranza sono rimbalzate in decine di convegni. Sempre con la stessa tenacia e soprattutto con l’obiettivo di spingere i soggetti del territorio a fare squadra, per non essere schiacciati da realtà più grandi. Nel settembre del 2023 partecipò ad un incontro promosso dalla Cgil al Musa di Piano Cappelle, col seguente titolo “Risolleviamo le sorti del Sannio”. “Pensare di andare da soli -disse- è una strategia suicida, se ci dividiamo, cercando amici a Roma, sarà terribile”.
Nei meeting annuali sul futuro delle Aree Interne, promossi dalla diocesi al “Centro La Pace”, insieme ad altri vescovi, Accrocca ha insistito molto sulla necessità di cambiare l’ottica dello sviluppo. “Dobbiamo rovesciare la piramide - ha sottolineato spesso- partendo dalle periferie e non dal centro. Le risorse non vanno assegnate in base al numero degli abitanti”. Nel seminario “Riabitare l’Italia” del “Laboratorio per la Felicità Pubblica” richiamò la politica ad operare per l’interesse comune.
La riflessione sullo spopolamento e l’isolamento delle Zone Interne fu condensata nel documento “La Sfida possibile”, presentato nell’aprile del 2024, quando invitò “i sindaci a non venire a fare passerella, ma a presentare progetti concreti”. All’arcivescovo sono state sempre a cuore le tematiche sociali, dalla povertà al gioco d’azzardo, da lavoro alla pace. In un confronto con “Futuridea” a Piano Cappelle, ebbe a dire: “Il mondo è seduto su una Santabarbara. Penso a Gaza. Non vedo sdegno. Ci stiamo anestetizzando”.
Il suo sgomento di fronte alla guerra lo portò ad organizzare nel giugno scorso un’affollata “Fiaccolata per la Pace”, con tanti giovani, per il Corso Garibaldi di Benevento. Nel discorso conclusivo denunciò con forza “la fiorente industria delle armi”. “Le guerre -disse- sono mosse sempre dai grandi interessi di pochi”. Con i suoi messaggi ha dato uno scossone alla stessa chiesa beneventana. Il 30 dicembre scorso è stato accanto ai lavoratori dell’Hanon System in lotta. “Una fabbrica che chiude -ha detto- porta più buio dove già ci sono molte ombre. Chi viene qui deve fare impresa, non prendere i contributi e poi scappare”.

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