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Le riflessioni di Galimberti sull'amore, la follia e l'identità - "Oggi domina la forza, conta chi persuade, non chi dice il vero"
 

sab 17-01-2026 17:17 n.694, a.e.

Le riflessioni di Galimberti sull'amore, la follia e l'identità

"Oggi domina la forza, conta chi persuade, non chi dice il vero"


Il filosofo Umberto Galimberti scandaglia tutte le facce e i lati oscuri dell’io, dell’individuo, della felicità e dell’amore, passando da Freud a Platone, da Kant ad Aristofane, per ritrovare i fili della nostra identità, con un ragionamento sottile e mille domande. Perché stiamo al mondo? Ci conosciamo veramente? Dove stiamo andando? La sua “lectio magistralis”, tenutasi nel “Teatro San Marco Benevento”, gremito da studenti e docenti, chiude il Festival Filosofico del Sannio, promosso da “Stregati da Sophia”.

“Crediamo di conoscerci -afferma- ma non è così. Pensiamo che nell’io si raccolga la nostra identità. Niente di più sbagliato. L’io è un’isola piccolissima nell’oceano dell’irrazionale. La creatività è frutto della follia, che è anche la base dell’amore. La ragione non crea niente. I doni più grandi vengono dalla follia. Ogni opera d’arte è un sacrificio dell’artista, come la perla è una malattia della conchiglia. Io faccio l’amore con chi cattura la parte folle di me. Ma oggi l’umanità è degradata, si fa l’amore con tutti”.

La presidente di “Stregati da Sophia”, Carmela D’Aronzo, ricorda che l’ultimo libro di Galimberti è “L’etica del viandante” e il professore spiega che il protagonista non pensa solo alla meta, ma vuole conoscere il mondo. “Il viandante - precisa- fa esperienza delle differenze. A New York e Londra ci sono sindaci mussulmani. Noi siamo indietro. Non integriamo gli immigrati come fa la Germania e li lasciamo in giro a delinquere. Questo è Meloni, vuole la delinquenza per poter fare i decreti sulla sicurezza”.

La riflessione filosofica tocca alcuni aspetti del Cristianesimo, che punta più sull’individuo che sulla comunità, sottolinea l’importanza dell’etica del limite, “che oggi abbiamo completamente persa”. “Stiamo vivendo -evidenzia- in un mondo attraversato da una corsa estrema verso l’autodistruzione, nel quale domina la forza. Parliamo di madre natura, ma alla natura interessa solo che l’uomo possa creare. Non c’è armonia, ma una guerra tra specie e individuo”.

Lo psicologo striglia il livello culturale degli italiani, che, secondo l’Ocse, per il 70 per cento sanno leggere, ma non capiscono quello che leggono. “Oggi conta il potere della persuasione -rileva- non chi dice il vero. Nel maschio c’è una parte femminile e nella femmina una maschile. Ci vorranno secoli per far finire il patriarcato. La gelosia non è amore. L’altro non è roba mia. Ciascuno di noi è una metà. Omosessuale si nasce, non si diventa. L’identità ce la danno gli altri. L’uomo intero si ricompone nell’amplesso”.

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