|  “La qualità della giustizia determina la qualità della democrazia. Quali vantaggi e miglioramenti produrrebbe la separazione delle carriere? Le domande per passare da una funzione all’altra sono meno dell’uno per cento. L’Alta Corte che si vorrebbe istituire somiglia ad una sorta di Corte Marziale. La riforma proposta indebolisce il ruolo della magistratura rispetto all’esecutivo, giova a chi governa, non ai cittadini. C’è un tiro al piccione sui magistrati. I colpi d’arma da fuoco ai miei uffici non sono casuali”.
Con queste parole, Aldo Policastro, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli, spiega il suo pensiero sul referendum del 22 e 23 marzo prossimi, nel confronto svoltosi presso il Tribunale di Benevento, per iniziativa della sottosezione dell’Anm, presieduta da Maria Colucci. “Le grandi riforme - afferma il sindaco Clemente Mastella- si fanno con l’intesa di tutti. Il mio no ha fatto un po’ scalpore”. ”Non pensavo -fa notare il procuratore- dopo tanti anni di trovarmi d’accordo con Mastella”.
C’è un folto pubblico ad ascoltare il dibattito. “Dobbiamo parlare alla gente -osserva Stefania Pavone, presidente dell’Ordine degli avvocati- con semplicità e chiarezza, scevri dalle ideologie. Non vedo una compressione del Pubblico Ministero”. Sulla stessa scia Nico Salomone, presidente della Camera penale. “La nostra democrazia- afferma- non è in pericolo, se fosse vero, dovremmo scendere in piazza. La magistratura ha dato prova di forza e di correntismo. Molto meglio il sorteggio”.
Nel fronte del no c’è anche Lirio Abbate, giornalista de “La Repubblica”. “Ci voleva una riforma -sottolinea- che accelerasse i processi, colmasse i vuoti di organico nei tribunali, che rendesse più veloci le cause civili. Di tutto questo non c’è traccia nella proposta di Carlo Nordio. Si mira a distruggere il Csm, che i padri costituenti hanno voluto “indipendente”, si punta a piegare il magistrato. Di questo passo la legge non sarà più uguale per tutti. Si pensa a punire chi manifesta un dissenso nelle piazze o nei teatri”.
Il timore più forte è quello che venga messa in discussione l’autonomia della magistratura. “La politica vuole avere le mani libere -rileva Michele Martino di Libera- non vuole essere controllata. Ricordo che il 70 per cento delle vittime innocenti delle mafie non ha ricevuto giustizia. Questa riforma ha il sapore di una vendetta”. “C’è un’invasione di campo del potere esecutivo -aggiunge Sergio Pezza, presidente della Sezione Penale- a favore di chi governa. A chi risponde il sorteggiato? La separazione è artificiosa”.

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