|  La riscoperta dell’amore attraverso il calcio è possibile, se si sconfiggono la mercificazione e la violenza, attraverso una vera rivoluzione dei tifosi. Il sogno, ispirato dalle opere di Pier Paolo Pasolini, è confluito nello spettacolo “Il Gioco Sacro - Oratorio per Voce Sola e Coro da Stadio”, andato in scena al Mulino Pacifico, con l’interpretazione e la regia di Riccardo Festa e le musiche dal vivo di Francesco Forni. Il testo di Albert Ostermaier prende spunto dal saggio pasoliniano “Reportage sul Dio”.
Lo scrittore friulano amava e praticava il calcio. Quel mondo fa sognare tutti, ragazzi di borgata e figli della borghesia, ci fa sentire tutti uguali. Quel gioco è divino e i giocatori sono come dei. Il monologo teatrale e musicale ricostruire con felice intensità quel “comizio d’amore”, che Pasolini aveva visto realizzarsi su un campo di calcio, dove una squadra è come una nave, che va nella stessa direzione. L’attore e il musicista spaziano dalle “Lettere Luterane” ad “Accattone” a “Le Ceneri di Gramsci”.
Per il poeta il calcio è l’ultima religione, la chiesa dei poveri e dei matti, ma è anche il luogo dove tutto può cambiare, dove Davide può sconfiggere Golia. Accanto al valore sociale e comunitario, c’è anche quello sessuale. Il calcio, quindi, è un gioco d’amore. La palla è il nostro sesso. Ma se non sei forte, ti riempiono d’insulti. Figuriamoci cosa ti aspetta, quando t’innamori del figlio del presidente. Il protagonista è un ragazzo di nome Juanito, che simboleggia tutte le discriminazioni subite da Pasolini.
Il nostro giovane Dio finisce in un gioco più grande di lui. Quando diventa una star, la sua vita è gestita da un manager. C’è chi ha investito su di lui e non può sottrarsi al meccanismo economico. Tu sei sempre una mosca sul corpo di un bue. Perché quel gioco divino è corrotto, “come i preti che benedicono le armi da guerra”. La tua leggenda finisce, quando scoprono la tua omosessualità. Sei messo al bando. Ma i tifosi possono far vincere l’amore. Perché la palla siamo noi, la palla la teniamo noi.

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