|  “Avevo 8 anni quando cominciai a lavorare qui accanto a mio padre Enrico, che aprì il panificio negli anni sessanta. Qui ho conosciuto mia moglie, con la quale sono stato fidanzato per 12 anni. Quando ci siamo sposati, nel 1985 nella Chiesa di Santa Rita, facemmo un giuramento: i nostri figli non devono fare questa vita. Oggi ho 67 anni, sono in pensione dallo scorso dicembre. Col progetto della Confindustria si spera di trovare qualcuno che possa continuare l’attività”.
Con queste parole, piene d’emozione e d’orgoglio, Raffaele Caruso, detto Lello, titolare dello storico panificio “Pesce ‘e zuccher”, racconta il lungo cammino della bottega alimentare avviata dal padre nel cuore di Benevento, in Via Tenente Pellegrini, a due passi da Corso Garibaldi. Un negozio di prossimità, diventato popolare per la qualità dei prodotti, per i cornetti e il panino marsigliese, per i rustici e la pizza fatta con la pasta del pane, punto di ritrovo per tante generazioni.
“Il soprannome, che ci è stato dato -continua Lello- ci ha portato fortuna. Sulla sua origine ci sono diverse leggende. C’è chi ricorda che mio padre camminava con un carretto, portando brioscine a forma di pesce. Per questo tutti dicevano: “Sta arrivando pesce ‘e zuccher”. Per qualcuno quel nomignolo indica una famiglia laboriosa. La versione più accreditata è legata al nonno Giovanni, che si calmava solo con una caramellina a forma di pesce, quando aveva il mal di pancia o la febbre”.
I figli del proprietario hanno scelto un’altra strada, Enrico è ingegnere informatico, mentre ItaIia insegna Scienze degli Alimenti all’Alberghiero di Avelino. La chiusura del panificio avrebbe aggiunto un altro tassello alla desertificazione commerciale del centro storico. Per salvare questo importante patrimonio artigianale, la Confindustria e la Fondazione di Comunità di Benevento hanno promosso il progetto Re-Start, con l’obiettivo di innovare e rilanciare un’originale esperienza produttiva della città.
Con questa idea, “Pesce ‘e zuccher” potrà avere un futuro. C’è il bando, che scade il prossimo 20 febbraio, per trovare qualcuno che voglia prendere in gestione il panificio. Ci sono fondi per 120 mila euro, metà della Confindustria e metà della Fondazione, per incoraggiare la ripartenza. “La proprietà passa alla Fondazione di Comunità -osserva Angelo Moretti- il titolare formerà i nuovi panificatori”. “Non serve comprare sempre il nuovo -dice Oreste Vigorito di Confindustria- qui c’è un lavoro da salvare”.
Per presentare il progetto, chiamato col nome italianizzato “Pesce di Zucchero”, Raffaele Caruso è venuto con giacca e cravatta. Con lui c’è la figlia Italia. “Non mi vestivo così da quando mi sposai -rileva- io avevo già chiuso. Poi è arrivata questa nuova idea, che speriamo vada in porto. Qui si lavora giorno e notte. Non ci vuole solo la buona volontà, ma anche la salute. Mi sono fatto apprezzare per la qualità. C’è chi viene per le vacanze estive o natalizie a fare provviste. Mi conoscono tutti. Mi chiamano tutti Zio Pesce”.


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