|  “Quando siamo partiti eravamo quattro amici al bar. Abbiamo acceso un fuoco che dobbiamo alimentare con nuova legna. Grazie a noi sono state portate alla luce le storie dimenticate delle vittime innocenti del nostro territorio. Con gentilezza ed in punta di piedi. Oggi c’è un contesto diverso da dieci anni fa, quando la parola guerra faceva paura solo a pronunciarla. Crescono corruzione e clientelismo, affarismo e sfruttamento delle povertà e dei disagi. Siamo chiamati a risalire sui tetti”.
Con queste parole intense e commosse, Michele Martino, referente di Libera Benevento, passa il testimone dell’associazione diretta sul piano nazionale da Don Luigi Ciotti, nelle mani di Maria Rosaria Ricci. La sua “avventura” cominciò nel giugno 2015, quando con gruppo di amici si recò nelle Terre di don Peppe Diana, il prete ucciso dalla camorra a Casal di Principe nel marzo 1984. Con Libera fioriscono tante iniziative con i giovani, tanti presidi nelle scuole, si rilancia con forza il tema dei bene confiscati.
Nel suo saluto scorrono i nomi dei sanniti uccisi dalla criminalità organizzata, da Raffaele Delcogliano ad Aldo Iermano, da Carlo lombardi ad Angelo Biscardi, da Vito Ievolella ad Ester Johnson, la donna nigeriana uccisa dieci anni fa e che attende ancora giustizia. “La nostra associazione -sottolinea Martino- per i giovani dovrà essere sempre più un’esperienza politica, di partecipazione e lotta. A Benevento c’è la criminalità organizzata. Si deve all’azione di Libera se qui si parla di beni confiscati”.
Sull’argomento è calata una coltre di silenzio. Nel capoluogo sannita c’è l’ex cementificio Ciotta, sequestrato da alcuni anni in Contrada Olivola, ma che ancora non vede l’auspicata riconversione per uso sociale. “Dopo una grande mobilitazione -ricorda Martino- fu acquisito al patrimonio comunale, ma i lavori di recupero non sono iniziati. Ci sono 100 mila euro della Regione e due milioni e mezzo del Pnrr. Il sindaco non lo ha citato tra le opere incompiute, né Libera è stata invitata nella commissione ad hoc”.
La questione tocca diversi comuni, da Dugenta a Foglianise, da Solopaca a Catelvenere, dove i ragazzi dell’Istituto Alberghiero, insieme al comune, hanno raccolto le olive in un terreno confiscato per produrre il cosiddetto “Olio del Bene”. C’è un video che racconta la bella iniziativa, spiegata dalla docente Caterina Iuliano. Un buon utilizzo del bene confiscato è andato in porto a Melizzano. “Per Benevento -osserva Martino- ci vuole un percorso condiviso, perchè diventi un bene comune”.
La sala del Centro La Pace è affollata. Ci sono tanti giovani e i rappresentanti di diverse associazioni, dalle Acli alla Cgil, dall’Anpi alla Federconsumatori. La nuova referente, militante storica di Libera, camminerà nel solco tracciato da Martino, che con queste parole traccia il suo profilo: “Maria Rosaria ha dedicato una vita alla scuola, lo ha fatto con amore e passione, sempre attenta alle persone fragili. Darà linfa al bene. Con lei si aprono nuovi orizzonti e continueremo a guardare lontano”.



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