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Direttore Antonio Esposito

I mille volti e la liberazione di Vitangelo al Teatro Comunale - "Basta con codesta marionetta. Io sono vivo, il libro, il vento"
 

mar 03-02-2026 19:22 n.702, a.e.

I mille volti e la liberazione di Vitangelo al Teatro Comunale

"Basta con codesta marionetta. Io sono vivo, il libro, il vento"


La vita di Vitangelo Moscarda si muove come dentro una gabbia, una ragnatela di stereotipi. La moglie Dida scopre un giorno che il suo naso pende a destra, le sue sopracciglia sono come accenti circonflessi, che, insomma, non è perfetto e che ha tanti difetti. Vitangelo non ci sta e vuole capire chi è. Qual è la sua vera identità? Su questo dilemma si snoda lo spettacolo “Uno, Nessuno, Centomila”, tratto dal romanzo di Luigi Pirandello, andato in scena al Teatro Comunale di Benevento.

Gli attori si muovono tra grandi volti, avvolti da fogli di giornale. Nei panni del protagonista c’è Primo Reggiani, mentre in quelli della moglie c’è Francesca Valtorta. Il dialogo tra i due è subito incalzante. Vitangelo viene a sapere che dagli amici è considerato un usuraio, avendo ereditato una banca dal padre, che è visto in tanti modi diversi. La stessa moglie lo chiama Gengè. Non si riconosce più. Gli sembra di vedere centomila Moscarda a spasso per il mondo. Quelle maschere vanno distrutte.

Si tuffa nella realtà con decisione. Sconvolge i piani dei soci. Comincia a indagare sui conti. Vorrebbe chiudere la banca e ritirare i suoi denari. “Ora tutti mi ritengono pazzo -esclama- ho addosso tutti gli occhi della gente”. La trama si dipana tra divertenti e vivaci colpi di scena. Con Reggiani e Valtorta, in armonica intesa, recitano egregiamente Jane Alexander, Fabrizio Bordignon ed Enrico Ottaviano. La regia dello spettacolo, al suo debutto invernale a Benevento, porta la firma di Nicasio Anzelmo.

Il povero Vitangelo si ritrova ad essere uno, nessuno e centomila, frantumato in una miriade di facce e personaggi. Cammina come un corpo senza nome. Comincia la sua lotta contro gli schemi sociali, vuole ritrovare se stesso. Perché dietro l’apparenza, egli nasconde una grande anima e vuole aiutare gli altri. Il suo rovello esploderà in un inno alla libertà. “Basta con codesta marionetta -concluderà- i nomi si danno ai morti, io sono vivo, sono il libro che leggo, il vento che bevo, sono vivo”.

Lo spettacolo, applauditissimo, rientra nella Stagione Artistica, promossa dall’Accademia di Santa Sofia in collaborazione col Conservatorio e l’Università del Sannio. Il dilemma pirandelliano affiora anche nella pillola culturale introduttiva del docente Giuseppe Graziano, che ha parlato della favola orientale “I sei ciechi e l’elefante”. La realtà può suscitare diversi punti di vista. Quei ciechi, infatti, toccando l’elefante, lo paragonano a un ventaglio, un albero, una lancia, una fune, una muraglia, un serpente.



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