|  “Negli ultimi tempi c’è stato il più grave attacco all’indipendenza della magistratura. La riforma è un grimaldello in mano al potere politico. Le decisioni di un giudice non devono piacere al governo. La riforma che vogliono fare è bloccata. Il parlamento non ha potuto discuterla. Neanche la maggioranza ha potuto presentare emendamenti. Non è vero che per fare carriera bisogna appartenere ad una corrente. Pensiamo a Nicola Gratteri, oggi Procuratore della Repubblica di Napoli, non iscritto ad alcuna corrente”.
Con queste parole, Giuseppe Lisella, magistrato beneventano presso il Tribunale di Marsala, spiega il motivo della sua contrarietà al progetto del ministro Carlo Nordio, nel corso di un dibattito, organizzato dal Comitato territoriale del No presso la Biblioteca provinciale di Benevento, coordinato da Angelo Bosco e al quale ha partecipato anche il giudice Sergio Pezza, presidente della Sezione penale. Il motto dell’incontro è il seguente: “Difendiamo la Giustizia, la Costituzione, la Democrazia”.
La riforma mira a creare due Consigli Superiori della Magistratura e un’Alta Corte Disciplinare. Per i sostenitori del No, dietro gli aspetti tecnici si nasconde un disegno politico. La separazione delle carriere è già in atto. Come si vede dai provvedimenti presi per i fatti violenti di Torino, dove il Pm ha chiesto l’arresto degli aggressori ed il Gip li ha scarcerati. Il dibattito è stato arricchito dal giovane Vincenzo D’Amelia, dall’ex sindaco di Apollosa, Marino Corda, e da Amerigo Ciervo dell’Anpi.
“Voglio fare -afferma Pezza- una dichiarazione d’amore per la nostra Costituzione, frutto di gente che ha sofferto, che è stata carcerata, che immaginava una società più giusta. A volte mi commuovo. Pensate a quegli articoli in cui c’è la volontà di eliminare ogni ostacolo all’uguaglianza, il ripudio della guerra, la funzione sociale della proprietà. La Costituzione è stata scritta da gente come Pertini, De Gasperi, Togliatti. Possiamo mettere nelle mani di Donzelli, Bignami e Nordio il lavoro dei padri costituenti?”.
Il referendum del 22 e 23 marzo non è una questione per addetti ai lavori. La riforma proposta non accelera i processi e non aumenta il personale. “Sui social -osserva Lisella- dilaga la propaganda contro le “toghe rosse”, a favore delle forze dell’ordine che “hanno sempre ragione”, ma la magistratura applica le leggi”. “Si fa passare il concetto di democrazia come dittatura della maggioranza -dice Pezza- ma democrazia è equilibrio tra i poteri, tutela delle minoranze, libertà di stampa e di pensiero. Vogliamo un magistrato libero e indipendente a tutela del cittadino, non della politica. Innamoriamoci della Costituzione”.

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