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Quando i Santi misero Napoli sottosopra e San Gennaro si ribellò - Il bel sogno d'amore e libertà di Gea Martire al Mulino Pacifico
 

sab 21-02-2026 17:12 n.709, a.e.

Quando i Santi misero Napoli sottosopra e San Gennaro si ribellò

Il bel sogno d'amore e libertà di Gea Martire al Mulino Pacifico


Quel brutto periodo della pandemia ci tolse “la pace e la libertà”. Quando eravamo chiusi in casa, si poteva telefonare, cantare a distanza sui balconi, riscoprire vecchi passatempi. Per ammazzare il tempo e la noia, la napoletana Antonietta Formisano pensa invece di scrivere un diario. La sua fantasia immagina che i santi vengano tutti sulla terra ad alleviare quei giorni angoscianti di marzo 2020. Questo lo scenario in cui si sviluppa lo spettacolo “Sottosopra”, rappresentato da Gea Martire al Mulino Pacifico.

La città di Napoli si popola di santi e madonne, che subito assumono sembianze e comportamenti umani. Quel mondo di beati e spiriti puri si corrompe facilmente, prende tutti i vizi della società contemporanea. Così la Madonna, San Luigi Gonzaga e San Sebastiano si umanizzano. La Madonna che si abbuffa in cucina diventa “Madonna Marenna”. I santi sono dappertutto. C’è chi vede Padre Pio nella lavatrice. La loro presenza scombussola il mondo, mettendolo sottosopra. Sembra una rivoluzione.

La versatilità di Gea Martire, autrice del testo e scoppiettante mattatrice, si manifesta nei tanti ruoli che interpreta. Il suo monologo prende un bel ritmo grazie al sax soprano di Gae Maria Palumbo. C’è Santa Elisabetta che si accende una sigaretta per essere una vera vamp, Santa Pulcheria che rivendica i diritti delle immaginette, che vengono vendute nelle feste. Ad un certo punto i santi si incazzano. “Da oggi in poi -esclamano- i miracoli si pagano”. C’è una confusione universale. Anche i santi sono poveri diavoli.

Nella scena finale trionfano i sentimenti d’amore e di libertà. Per il Rettifilo di Napoli si dipana un corteo di balli e abbracci. “La cosa più bella -fa notare Antonietta Formisano- è che mi pare un Gay Pride, con tante minigonne, piercing e tatuaggi”. Dalla folla un voce grida: “Cercate, cercate la Santità, solo nella vostra Umanità”. Chiude San Gennaro col megafono: “Non sciupate il vostro sangue, lasciatelo scorrere solo nelle vostre vene. Non mi chiamate più protettore. Protettori song’ sulamente camurristi e ricuttari”.



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