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L'abbraccio commosso di Benevento al vescovo Accrocca - "Porteṛ con me ad Assisi il Cristo spezzato che mi avete donato"
 

gio 19-03-2026 18:39 n.719, a.e.

L'abbraccio commosso di Benevento al vescovo Accrocca

"Porteṛ con me ad Assisi il Cristo spezzato che mi avete donato"


“In questi dieci anni trascorsi a Benevento, con lei è nato un legame vero, solido, bello. Viviamo questo distacco con tristezza. Ci dispiace che lei se ne va e sono certo che dispiace anche a lei. Ricordiamo la sua attenzione agli ultimi e ai fragili, ai malati e ai carcerati, l’impegno a favore delle Aree Interne. Ha consumato le scarpe nelle marce coi giovani e nelle processioni. Va nella terra di San Francesco, di cui ha sempre imitato il distacco dai beni materiali. Il santo ci ha messo lo zampino e noi lo perdoniamo”.

Con queste parole commosse, don Franco Iampietro, vicario generale della diocesi, saluta l’arcivescovo Felice Accrocca, in partenza per Assisi. La cerimonia solenne si svolge in una cattedrale gremita. Ci sono tutti i rappresentanti del clero e delle istituzioni civili. La messa è introdotta da canti e preghiere. Uno dei momenti più intensi è quello dei doni. Dal fondo del Duomo arrivano due bambini, che portano un quadro per Accrocca. Si tratta di un Crocifisso col corpo di Cristo squarciato dalle bombe.

“Ho amato tanto quella immagine -rileva il vescovo- che esponemmo qui per ricordare la tragedia subita dalla città nel 1943. La porterò con me, voglio farla conoscere alla città serafica, per il ruolo che ha come messaggera di pace nel mondo. Rimaniamo uniti per ricomporre i pezzi di quel corpo. Andate avanti. Cercate di coltivare l’unità. Camminate insieme. Da soli si va molto più veloci, ma insieme si va più lontano. Qui mi sono sentito amato oltre ogni mio merito, ma posso dire che vi ho voluto bene anch’io”.

Sugli scalini dell’altare parla il sindaco Clemente Mastella. “La salutiamo -afferma un po’ emozionato- con affetto e con sacra invidia, perché va nella terra di San Francesco, il primo italiano. Lei ci ha aiutato a far conoscere la geografia del malcontento e del disagio, mettendo in luce con i suoi confratelli vescovi la frattura territoriale del paese. Lo facciamo anche noi tra silenzi assordanti e vocazioni disfattiste. Per dirla con una scrittrice groenlandese: “Non conta quanto si vive, ma quanta vita c’è in quegli anni”.

Chi verrà dopo Accrocca, ancora non si sa. “Chiunque sia -conclude l’arcivescovo- vogliategli bene come avete fatto con me e anche di più, fate sentire il calore di questa terra. Un pastore senza i sacerdoti non può far nulla. Un presbiterio saldo regge anche l’urto di un vescovo sgangherato. Sono contento di vedervi tutti qui. Davvero mo’ basta”. C’è l’abbraccio finale con la gente. Fioccano gli auguri: “Buon cammino”, “Forza don Felice”, “La porteremo sempre nel cuore”, “Grazie per la semplicità”.








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