|  Amori sospirati, tradimenti intriganti, danze sensuali. Si respira un’atmosfera parigina al Teatro Comunale di Benevento con “La Vedova Allegra” di Franz Lehar, messa in scena dalla Compagnia Italiana di Operette, accompagnata dall’Ensemble del Conservatorio “Nicola Sala”, diretta da Maurizio Petrolo. L’appuntamento canoro, che rientra nella Stagione artistica dell’Accademia di Santa Sofia, regala al folto pubblico una girandola di melodie e deliziosi siparietti comici.
La vedova Hanna rivendica il suo diritto di amare e di decidere chi vorrà sposare. I pretendenti sono tanti e puntano gli occhi sulla sua consistente eredità. Si tratta di ben 500 milioni di fiorini, che equivalgono al 50 per cento del bilancio dello Stato immaginario di Pentevedro. Le autorità dovranno fare di tutto perché quel patrimonio resti in paese. Si ricordano che la donna aveva avuto un antico amore col conte Danilo. Partono così tutti i giochi per risvegliarlo, tra feste e valzer travolgenti.
La Compagnia Italiana di Operette sfoggia una collaudata intesa in una scenografia sfolgorante, che porta la firma di Maria Teresa Nania e Flavio Trevisan. Il racconto si dipana in modo brioso e dinamico, con qualche ardito tuffo nell’attualità. Gli attori, i cantanti e le ballerine seguono con prontezza le armonie suonate dal vivo dall’Ensemble del Conservatorio di Benevento. Tutti lavorano per far trionfare il sentimento e l’amor di patria. Bisogna convincere il conte Danilo a sposare la ricca vedova.
L’uomo ripete questo motto: “Innamorarsi spesso, fidanzarsi qualche volta, sposarsi mai”. Con la storia principale s’intrecciano le tresche segrete di altri personaggi, colorate da un fiorir di “corna”. Per favorire l’innamoramento tra Hanna e Danilo, si suona, si danza, si cantano dolci arie, come “Tace il labbro” e “Vado da Maxim”, accompagnate dal pubblico, che batte le mani. Il cuore del conte alla fine cede e pronuncia il fatidico “Ti amo”. Si balla al ritmo del “Can Can”.
Al trionfo dell’amore contribuiscono il canto e la danza. Una sintonia racchiusa nella breve introduzione culturale di Giuseppe Ilario, direttore del Conservatorio, che si sofferma sul tema: “Dalla musica all’umanità: riflessioni di un musicista in un mondo che cambia”. “Scegliere la musica -rileva Ilario- è una presa di posizione, un atto di responsabilità civile, che ci rende più umani. Lo solitudine del musicista è fatta di studio. Non bisogna essere campioni a tutti i costi. Voi giovani siete la nostra speranza”.



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