|  I musicisti partono con un ritmo molto allegro, frenetico, scattante. Nell’aria si diffonde la Sinfonia n° 1 in mi bemolle maggiore K16 di Mozart, che inonda di dolcezza l’Auditorium Sant’Agostino. Il concerto, che si chiama non a caso “Musica senza Tempo”, ha per protagonisti l’Orchestra dell’Accademia Santa Sofia e l’illustre pianista Francesco Nicolosi. L’atmosfera mozartiana si dipana avvolgente e leggera. Poi cede il passo ad Haydn e alla sua allegra e squillante “Sinfonia in fa maggiore”.
Tutto è pronto per l’ospite d’onore. Sul palcoscenico arriva tra gli applausi il maestro Nicolosi. Un inchino, un saluto e via al “Concerto in re maggiore per pianoforte e orchestra” di Franz Joseph Haydn. Le sue mani volteggiano e danzano sui tasti, si fermano e rilanciano, tra note festose e sussurrate, realizzando un delizioso dialogo con l’orchestra. Il pianista sembra veleggiare per un placido mare. Il brano alterna momenti vivaci a soste riflessive, con un finale di briosa e raffinata intensità.
Il pianista si laureò giovanissimo col massimo dei voti e la lode al Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Catania, sua città natale. Poi approdò a Napoli, dove ha insegnato per anni al “San Pietro a Maiella”. Ha suonato in tante sale, dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Russia alla Cina. Il concerto è impreziosito dai violinisti Riccardo Zamuner, Saveria Mastromatteo, Chiara Civale, Niccolò Laiso, Maria Teresa De Sanio, Teresa Giordano, Alessandra Rigliari, dai violoncellisti Danilo Squitieri e Alfredo Pirone, da Francesco Solombrino e Martina Iacò alla viola, da Gianluigi Pennino al contrabbasso, dagli oboisti Gennaro D’Ambrosio e Alessandra Squarcio, da Alessandro Consalvo e Simona Amazio ai corni.
La mirabile “sonata” di Nicolosi spinge il pubblico a chiedere un bis e il maestro regala il “Valzer di Musetta” di Puccini, un Notturno di Chopin e una Pastorale di Scarlatti. Autentiche perle della “musica senza tempo”. Perché, come ha spiegato la docente Romina Stilo, nell’introduzione culturale, “il genio è un miracolo della natura, sta nel Dna, ma è anche frutto dell’educazione e dell’ambiente in cui si cresce, è come una partitura musicale, da interpretare, da far vivere ogni volta in modo nuovo”.

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