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Direttore Antonio Esposito

L'avventura degli Scout di Benevento in 80 anni di immagini - Dal Matese alla Val d'Aosta, coltivando amicizia e impegno
 

mar 14-04-2026 14:48 n.727, a.e.

L'avventura degli Scout di Benevento in 80 anni di immagini

Dal Matese alla Val d'Aosta, coltivando amicizia e impegno


Sui monti, nelle valli, tra i boschi, armati di zaini, torce, tende, sacchi a pelo e con l’immancabile chitarra. L’avventura degli Scout di Benevento si può leggere in una bella e corposa mostra allestita in Via Traiano, che racchiude 80 anni di un’esperienza che ha convolto tante generazioni. Sui pannelli scorrono centinaia di fotografie, a colori e in bianco e nero, di facce sorridenti e folti gruppi, accampati sul Matese, nella Val Codera, sulle Alpi lombarde, in Val d’Aosta, a Sepino, in città straniere.

Nella vetrina che affaccia sulla strada ci sono gli attrezzi utili per fare lo scout. Uno degli scopi della dottrina scoutistica è quello di insegnare a vivere in comunità. “Gli associati di Benevento -rileva il giovane Alessandro Ucci- sono circa 400, dai bambini ai capi. Chi si iscrive, si abitua a compiere gesti concreti. Di recente abbiamo partecipato alla marcia di “Libera”  a Torino per le vittime della mafia. Il nostro motto è: “Non camminare da solo, ma insieme agli altri”.

I ragazzi sono distribuiti in lupetti e coccinelle, volpi o scoiattoli, quelli più grandi assumono il “grado” di novizi, esploratori, educatori o capisquadriglia. “Frequentavo la scuola media -racconta Luciano Campanelli- quando il mio compagno di banco, Maurizio Sperandeo, mi invitò ad entrare negli scout, che puntano sui valori sociali”. “Io aderii nel 1980 -fa sapere Patrizia Della Camera- siamo stati impegnati anche nelle emergenze, come il terremoto in Abruzzo, e l’alluvione di Sarno”.

Sono tanti i genitori che hanno trasmesso ai figli la passione per il mondo scout. Guardano le foto e si rivedono ragazzi. Qualcuno più vecchio non c’è più. “Io ho cominciato a 12 anni -afferma Simone Auciello- ho fatto il caposquadra. Abbiamo un progetto per il Rione Libertà”. Si avvicina uno dei veterani. “La mia prima tessera è del 1950 -dice Michele Benvenuto- sono stato sulla Maiella. Appartenevo a quelli del Triggio, divisi in volpi e scoiattoli. Si apprendeva soprattutto la lealtà”.

La spinta scoutistica aprì nuovi orizzonti all’associazionismo cattolico, che cominciò a muoversi in una dimensione “politica”. “Fu costituita l’Agesci -ricorda Antonio Follo- ma la fusione tra le varie sigle non fu semplice. La vecchia guardia non gradiva. C’era don Fernando Meoli che faceva suonare la chitarra in chiesa, nonostante la contrarietà del vescovo Calabria. Io sono partito come esploratore nel 1973”. Fu preziosa la guida di don Aurelio Pulla. La mostra, che sarà aperta fino al prossimo 26 aprile, è arricchita da un lungo filmato. Ci sono tanti volti noti, da Ingordigia a Timossi, da Miracolo a Zagarese.

Nei capannelli davanti alle fotografie, qualcuno racconta che in questi 80 anni sono nati tanti amori e matrimoni. Per il grande impegno dimostrato sul campo, c’è chi ha avuto incarichi nazionali. “Sono stato responsabile della formazione -spiega Stefano Pescatore- per cinque anni. Mi iscrissi nel 1975 e feci il primo campo a Bocca della Selva. Sono stato anche in Germania. Portai mio figlio da Papa Giovanni Paolo II, che si commosse. Lo scoutismo mira a formare “futuri, buoni, cittadini attivi”.

Lo spirito d’avventura cammina insieme al sentimento dell’amicizia. “Cominciai come esploratore nel 1984 -osserva Michele Martino- mi è rimasta impressa la Val Codera, luogo simbolo della Resistenza scout. Dall’Agesci qui è nata Libera, dopo un campo a Castelvolturno”. I responsabili di Benevento sono Simone Razzano e Gabriella Muccio. “Sono stato -conclude Razzano- alla Route nazionale a Verona. La pace si costruisce con la fraternità. La violenza giovanile richiede una proposta educativa, improntata al coraggio, alla capacità di aiutare gli altri e di impegnarsi per un mondo migliore”.






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