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La Grande Connessione dei Social e i rischi per i ragazzi - Ester Viola: "La solitudine si combatte insieme agli altri"
 

sab 18-04-2026 16:40 n.728, a.e.

La Grande Connessione dei Social e i rischi per i ragazzi

Ester Viola: "La solitudine si combatte insieme agli altri"


“Quando sono arrivati i social, una quindicina d’anni fa, sembravano una bella panacea a tutti mali dei talenti inabissati. Io stessa ne ho tratto vantaggio, quando cercavo una casa editrice, perché hanno consentito ad una ragazza di Luzzano, in provincia di Benevento, di farsi vedere da qualcuno che contava. Quella potenzialità si è dispersa e prevalgono gli aspetti negativi. Io sono connessa con mia zia in America, eppure appartengo ad una generazione che si percepisce come la più solo della storia”.

Con queste parole, Ester Viola, giornalista e scrittrice, fotografa il rapporto difficile e conflittuale tra tecnologia e relazioni umane, nel convegno su “Interconnessioni e Solitudini Sociali”, promosso dallo Spi Cgil di Benevento. Il salone “Di Vittorio” è gremito, perché l’argomento è molto sentito. L’incontro mira a sottolineare il ruolo centrale delle donne nella costruzione di reti solidali, utili a combattere individualismi sfrenati, striscianti tendenze all’emarginazione e alla rassegnazione.

“La solitudine -sottolinea Raffaella Iacobelli- è un fattore di rischio per la salute fisica e mentale. I social ci rinchiudono in celle d’isolamento. Servono politiche che mettono al centro le persone. Mi è capitato in una scuola in provincia di Caserta di vedere alcuni alunni dormire, piegati sul banco, a guardare lo smartphone, dal quale non riescono distogliere lo sguardo. Nelle nostre comunità una volta ci chiamavamo con lo “scontranome”. Lavoriamo insieme per creare un ecosistema inclusivo”.

La frammentazione dei rapporti sociali si manifesta anche in quartieri affollati. “Io vivo al Rione Libertà -fa notare Delia Maio- la vicinanza fisica non crea un legame solido. Continuano a definirci “palazzinari”. Occorre un Welfare Culturale, che punti su luoghi d’incontro e servizi efficienti”. “La solitudine è una pandemia -aggiunge Gianni Nughes- lo Smart Working è una regressione. Ribelliamoci”. Il bisogno di un nuovo umanesimo è sottolineato, tra gli altri, da Giuseppe Vassallo e Zerihun Tranfa.

Sulla locandina del convegno c’è una donna seduta sulla spiaggia che guarda il mare. Un momento di riflessione in una società che appare sempre più nervosa. “Le teste dei nostri ragazzi sono affaticate - conclude Viola- molti vivono chiusi nelle loro stanze. Non è depressione. Sono stanchi di avere giorni tutti uguali. Dopo la pandemia, molti preferiscono lavorare da casa. La tecnologia va più forte delle nostre capacità di assorbirla. Le solitudini si combattono stando con le persone”.






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