| .jpg) Le nuvole come amori, sogni, visioni, che ci portano per mano nelle loro metamorfosi. Che si presentano a volta sotto forma di leone, a volta di pecora, a volta vicine, a volta inafferrabili. Comunque sempre compagne della nostra vita. Con queste delicate immagini, Petra Magoni e Ilaria Fantin, raccontano con parole e musica il senso del loro concerto, chiamato “Cosa sono le nuvole?", tenutosi presso il Teatro Comunale di Benevento per la stagione artistica dell’Accademia di Santa Sofia.
Lo spettacolo, che prende il titolo da una canzone di Domenico Modugno, è una carovana in movimento, fatto di dialoghi e aggiornato in corsa. “Le nuvole - dice Petra Magoni- vanno, vengono, ogni tanto si fermano. Per una vera, mille sono finte”. Si parte col brano di Mister Volare, che grida: “Tutto il mio folle amore lo soffia il cielo”. Il ritmo è squisitamente jazz, impreziosito da virtuosismi e gorgheggi. Si approda a Napoli, a “Fenesta vascia”, ai dolci versi “so’ llacreme d’ammore e non è acqua”.
“Grazie Benevento -esclama Magoni- per essere venuti ed averci preferito alla partita della vostra squadra. Io sono di Pisa, Ilaria è di Vicenza. Vuol dire che l’anno prossimo ci incontreremo nella serie B”. Il viaggio musicale si dipana tra Fabrizio De Andrè con “Ho visto Nina volare” e Sergio Endrigo con “Io che amo solo te”. La bellezza del concerto sta anche nell’uso dell’arciliuto, suonato da Fantin. Spuntano simpatiche massime, come “chi semina nuvole, raccoglie pioggia”.
La cantante scende in mezzo al pubblico. Seguono una dietro l’altra “Perfect Day” di Lou Reed e “Nothing Compares 2 U” di Sinead O’ Connor. Il clima si elettrizza con “I got you (I feel good) di James Brown. La musica crea una sorta di altalena tra le stelle. Si alza lo sguardo al cielo per capire il nesso con la terra. La chiusura del concerto è suggellata da una raffinata religiosità. Si canta una laude del settecento, alla “Vergine Maria, Mater Pia”, con una sonorità intensa e graffiante.
L’atmosfera magica è introdotta dalla pillola culturale di Aglaia McClintock, che si sofferma sulla leggenda delle streghe con “Portami al noce di Benevento”. “Qui -spiega la docente- non risulta alcun processo, nessuna strega è stata bruciata sul rogo. Il nome di Benevento viene fatto da Bellezza Orsini e Matteuccia da Todi che furono processate altrove. Forse le streghe erano donne guaritrici. C’è il collegamento con Iside, “domina ludi”, “signora del gioco”. Questa è una pista da esplorare”.
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