Il concerto di Serena Rossi riaccende i mille colori di Napoli "Con "Reginella" la sirena Partenope ritorna ad amare"
Direttore Antonio Esposito
 

lun 25-08-2025 n.635, a.e.

Il concerto di Serena Rossi riaccende i mille colori di Napoli

"Con "Reginella" la sirena Partenope ritorna ad amare"


Cantando, ballando, recitando, Serena Rossi, dopo un lungo viaggio tra parole e musica, tra storie struggenti e appassionate, riesce finalmente a risvegliare Partenope, lasciatasi morire d’amore perché non corrisposta da Ulisse. La sirena, che rappresenta Napoli, viene accolta da un mare di telefonini accesi, dagli occhi incantati del pubblico, assiepato nel Teatro Romano, per l’inaugurazione di “Benevento Città Spettacolo”. Il suo show teatrale, “SereNata a Napoli”, ci dice che “c’è ancora domani”.

L’attrice celebra Napoli nei suoi mille colori, tra gioie e dolori. Cominciando da quando i bastimenti partirono per l’America. Canta la malinconia di “Nuttata ‘e sentimento”,  “Santa Lucia luntana” e “Lacrime Napulitane”, scorrono le immagini in bianco e nero dei fazzoletti sventolati dalle navi, che lentamente si allontanano dal porto. Qui e là, come le molliche di Pollicino, affiorano le parole di “‘O surdato ‘nnammurato”, con “si stata ‘o primmo ammore e ‘o primmo e ll’urdemo sarraje pe’ me”.

Cambia registro da vera mattatrice. Sparge una spruzzata d’allegria con “Festa di Piedigrotta”, “Dove sta Zazà” e “Io, Mammeta e Tu”. Passa, come un’onda, dalla "Napoli dei migranti e dei ritornanti" di Annamaria Ortese a quella di Raffaele Viviani con “Bammenella”. Cita Erri De Luca. “Se questa terra trema -grida- se qui la rabbia esplode sfrenata, la colpa è del Vesuvio, che teniamo piantato dritto nel sistema nervoso”. Il ritmo si fa più incalzante col ricordo delle “Quattro Giornate di Napoli”.

C’è “Tammmurriata nera”  con quei figli bianchi, neri e color cioccolata. Con gli americani, la città distrutta, disperata, ma liberata, orgogliosa e sempre viva. Il pensiero corre al nostro mondo. “La guerra assassina -denuncia- quando passa, cambia il volto alle cose. Ma c’erano anche i “Treni della felicità” che portavano i bambini al nord per sottrarli alla miseria, come racconta Viola Ardone nel suo libro, diventato film. Fu un’idea del Partito Comunista. Su uno di quei treni c’era anche mia nonna Concetta”.

La cantante dialoga col pubblico e con la “Piccola Orchestra”, che l’accompagna, composta da Michele Maione alle percussioni, Luca Sbardella alla fisarmonica e al clarinetto, Matteo Parisi al violoncello, Gianpaolo Ferrigno, chitarre e putipù, Antonio Ottaviano, pianoforte, e Gennaro Desiderio al violino. La serenata per Napoli è anche un po’ per i suoi antenati. Come Ria Rosa, nata nel 1889, femminista ante litteram, fattasi notare per la canzone “Preferisco il Novecento”.

Il gran finale è suggellato dalle canzoni dedicate agli amori ostacolati, traditi, disperati. Da “Era de Maggio” a “Dicitencello vuie”. Ma  Partenope non può attendere. “Gli vogliamo ricordare -conclude una Serena Rossi super emozionata- che morire non vale la pena né per guerra né per amore. Vediamo se hanno fatto effetto il caos di Piedigrotta, la fierezza di “Bammenella” e i sospiri degli amanti. Forse non trova la speranza. Non ci vuole perdonare”. Si canta “Reginella” e la sirena spunta insieme alla luna.






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