Alla scoperta del "Santissimo Salvatore" nel cuore di Benevento Con le tombe longobarde, San Giovenale e il campanile a vela
Direttore Antonio Esposito
 

mar 16-09-2025 n.644, a.e.

Alla scoperta del "Santissimo Salvatore" nel cuore di Benevento

Con le tombe longobarde, San Giovenale e il campanile a vela


“Questa chiesa sembra piccola, ma all’epoca aveva una funzione importante. Qui c’era forse la Cappella Palatina dei Duchi Longobardi. La facciata a capanna racconta le varie epoche. Nella lunetta c’è un affresco col “Cristo re dell’Universo”. La sua prima costruzione risale all’ottavo secolo. La città di Benevento nel 1600 aveva 64 chiese dentro le mura”. Con queste parole, Lilli Notari racconta minuziosamente la storia della “Chiesa del Santissimo Salvatore”, una delle tappe delle “Passeggiate Beneventane”.

Ci troviamo in Via Stefano Borgia, nel vicolo retrostante il Palazzo del Governo. Qui, domenica mattina, è confluito un folto gruppo di visitatori, venuti per conoscere da vicino un posto davvero suggestivo, ma un po’ nascosto e fuori dai circuiti più gettonati. La chiesa, chiusa dopo il terremoto del 1962, è stata riaperta nell’aprile del 2002. Ha una pianta quadrangolare ed un campanile a vela. Gli altari e la navate sono ricchi di immagini e statue di santi e madonne. C’è anche un prezioso organo a canne d’argento.

“Sull’altare maggiore c’è l’Immacolata  -spiega Notari- a destra la Madonna dell’Arco e a sinistra San Giovenale. Tra i dipinti spiccano quelli dedicati a San Filippo Neri e a San Romualdo. Ma l’affresco più bello è quello che sta nel medaglione ovale al centro della volta, che rappresenta l’Ascensione. Quella figura femminile, vestita di giallo come le prostitute, è Maria Maddalena. C’è poi l’organo, che è abbandonato, come gli altri due, a San Bartolomeo e all’Annunziata. Altrove ci fanno i concerti”.

Sotto il pavimento “galleggiante” si trovano due tombe longobarde. Una di queste è dedicata ad Auderisio, che al tempo doveva essere una persona importante. Nella chiesa sono conservate innumerevoli reliquie, grazie anche all’arcivescovo Orsini, diventato poi papa col nome di Benedetto XIII. “Tra i cassetti -osserva Notari- c’è il Legno della Santa Croce, che Sant’Elena, madre di Costantino, portò da Gerusalemme. Ci sono i resti di tanti santi. La storia di questa chiesa è immensa. Peccato che pochi la conoscano”.

Dopo aver visto gli interni, si va nel cortile. Passa una gatta bianca e nera. Qualcuno dice che è la vera padrona del luogo e si chiama Pirola. La chiesa è aperta il sabato e la domenica. Le prossime tappe di “Passeggiate Beneventane” sarànno l'Archivio di Stato e “Sant'Anna" al Corso Garibaldi. “Con l’associazione Argà -fa sapere Gabriele Notari De Luca- portiamo avanti il progetto “Intrecci di Vite”, con don Marco Capaldo, per creare momenti d’incontro, per combattere la solitudine, per stare insieme”.








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