 Dal Rione Libertà alla Stazione Centrale. Un corteo colorato e combattivo si snoda per Benevento, come una fiumana, per gridare “Stop al Genocidio a Gaza”. Ci sono studenti e insegnanti, famiglie e bambini, donne e giovani, spinti solo dalla voglia di pace. Sfilano innalzando cartelli, sventolando bandiere, portando striscioni, creati per l’occasione dai ragazzi. Dai marciapiedi la gente guarda con stupore, ma comprende il messaggio, mentre gli organizzatori dai megafoni scandiscono forte “Blocchiamo tutto”.
L’appello del “Global Movement to Gaza” è stato raccolto da una partecipazione sincera e spontanea, che travalica le bandiere di partito e gli schieramenti politici, perché il dramma della Palestina va fermato al più presto. Perché non si può rimanere indifferenti di fronte allo scenario crudele dei morti innocenti di Gaza. “Noi non vogliamo essere complici del genocidio -grida Floriana- chiediamo al nostro governo di rompere ogni rapporto con Israele, dal nostro paese non deve partire neanche un chiodo”.
Su un cartello si legge: “Il tuo silenzio sarà studiato dai tuoi nipoti”. La fantasia dei ragazzi si collega all’attualità. C’è Rita, alunna dell’Istituto Guacci, che ha disegnato una vignetta con la scritta “Iacchetti for President”, richiamando la ferma risposta del comico data ad un israeliano in un talk show televisivo. Nel corteo spicca uno striscione della “Scuola Media Pascoli”, che recita così: “La coscienza della scuola è ancora viva. I Genocidi non si dimenticano. I Genocidi non si ignorano”.
Si canta “Bella Ciao”, a volte anche “Fischia il vento”. Lo slogan più ripetuto è quello coniato dagli studenti del Liceo Artistico. Dicono che li ha aiutati una professoressa, sulla falsa riga di quelli nazionali, e fa così: “Benevento sa da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare”. C’è la presenza festosa degli alunni della scuola elementare, da San Filippo a Sant’Angelo a Sasso, che portano aquiloni e la parola “Pace”. Passano donne in nero, con in braccio i fantocci dei loro bambini, uccisi dalle bombe, avvolti in panni bianchi. Si chiamavano Amed, Hassan, Yusef, Misk, Sara, Iman e Tahani.
L’adesione è imponente, si parla di quasi un migliaio di persone. Grazie soprattutto alle scuole superiori di Benevento. Un mare di bandiere e di voci, che a Benevento non si vedeva da tempo. “Questa manifestazione -osserva l’ex senatore Tonino Conte- conferma che c’è grande spazio per le ragioni giuste. Mi ricorda le vertenze degli anni settanta. Scendiamo in piazza per Gaza, che oggi è una priorità, che, però, non esclude tutte le altre tragedie in campo. Per me nessuna sorpresa. Era una domanda disattesa”.
Qualcuno distribuisce volantini contro la Leonardo, che produce strumenti militari ed ha una filiale anche a Benevento. Presso il Teatro Romano tre studentesse mostrano il cartello con queste parole in inglese: “Every person killed was someone’s everything”, perché davvero “ogni persona uccisa era il tutto per qualcuno”. Su Viale Principe di Napoli, Giovanni Venditti dell’Usb rilancia il motto: “Alziamo i salari, abbassiamo le armi”. Davanti alla stazione centrale l’ultimo appello. “La lotta continuerà, finché il genocidio non si fermerà”. La bella e pacifica Benevento saluta gridando più volte in coro “Free Palestine”.



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