Le donne "pericolose" di Concita De Gregorio a "Stregonerie" "Penso che l'amore sia come le erbe. Puņ uccidere o guarire"
Direttore Antonio Esposito
 

sab 27-09-2025 n.650, a.e.

Le donne "pericolose" di Concita De Gregorio a "Stregonerie"

"Penso che l'amore sia come le erbe. Puņ uccidere o guarire"


“Sono felicissima di essere qui. Non c’è posto più giusto di questo per presentare il mio libro, che nasce dalla storia di un erborista, una donna che conosceva le erbe e fu additata come strega”. Con queste parole Concita De Gregorio esordisce davanti al folto pubblico della Sala Alberti. S’inaugura la decima edizione della rassegna “Stregonerie”, organizzata da Isabella Pedicini e Melania Petriello. La nota giornalista è venuta per parlare del suo ultimo libro “Di madre in figlia” e de “L’isola di Arturo” di Elsa Morante.

“Questo romanzo -osserva- abbraccia cinque generazioni di donne. La capostipite è Agata, usa le erbe, sa leggere le stelle, viene accusata di stregoneria,  chiusa in convento, perché è una donna che sa e quindi è pericolosa. Non è che oggi sia cambiato molto con le donne che sanno. Sono ancora considerate un pericolo. Perché è difficile smontare il vecchio sistema patriarcale, la struttura della società, l’educazione sentimentale ricevuta. Se pensiamo che il nostro libro di riferimento è “Pinocchio”.

Il collegamento col libro della Morante è venuto quasi spontaneo. Il dialogo con le due presentatrici tira fuori belle riflessioni e suggestioni. “Ho scelto “L’isola di Arturo” senza pensarci due volte -spiega De Gregorio- poi ho scoperto che anche nel mio la vicenda si svolge su un’isola e c’è un personaggio che si chiama Arturo. Quel libro, che vinse il Premio Strega nel 1954, segnò una rivoluzione per la letteratura italiana, perché portò sulla scena la storia di un ragazzino, non l’epopea della grande città”.

Il libro “Di madre in figlia”, edito da Feltrinelli, è stato per diversi mesi in classifica. Lo spaccato che emerge è comune a tante famiglie, perché le storie si ripetono, sono familiari, ma anche sociali. “Racconto la storia di una famiglia- rileva la scrittrice- le cui donne hanno avuto tutte un figlio a 16 anni. Nelle famiglie ci sono segreti, storie di cui si parla in silenzio. Ma il paese sa, i bambini sanno. Da quando è uscito il libro ricevo storie incredibili”. La sua riflessione è sempre uno sguardo sui nostri tempi.

La scrittrice legge con delicatezza alcune pagine, si sofferma sulla fragilità dei ragazzi di oggi, alle prese con la ricerca di un posto nel mondo, dibattuti tra mille incertezze e debolezze, sull’uso sbagliato dei social e dei telefonini, che “non sono il male” . “Noi vorremmo -conclude De Gregorio- che i nostri figli fossero felici, ma cambiano i tempi, cambiano le aspettative. Quello che va bene per una madre, non va bene per la figlia. L’amore è come un farmaco, può uccidere o guarire. Come le erbe”.



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