Un matrimonio a pezzi e un amore segreto al Mulino Pacifico Una storia intrigante e surreale firmata da Valerio Vestoso
Direttore Antonio Esposito
 

dom 09-11-2025 n.666, a.e.

Un matrimonio a pezzi e un amore segreto al Mulino Pacifico

Una storia intrigante e surreale firmata da Valerio Vestoso


La coppia va in frantumi, ma il testimone di nozze si sente in colpa, perché con la sua firma davanti al messo comunale, ha garantito che quell’amore sarebbe durato in eterno. L’uomo appare da solo sul palcoscenico, si dispera, racconta tutta la storia e alla fine confessa il suo segreto sentimento. Su questo filo si dipana la vicenda de “La firma”, testo e regia di Valerio Vestoso, che ha aperto “Obiettivo T”, la rassegna teatrale della Solot al Mulino Pacifico di Benevento. Protagonista e mattatore l’attore romano Antonio Bannò .

La scena si svolge in un tribunale, perché il garante ha denunciato i due coniugi per la scellerata decisione di separarsi. Per lui è assurdo che un matrimonio tanto acclamato e benedetto da amici e parenti possa sfaldarsi con tanta facilità. La verità, però, viene pian piano a galla. “Signor giudice -dice il testimone- non mi condanni. Lo so, ho mentito. Sapevo che quel matrimonio non poteva funzionare. Faccio il giornalista e curo la posta del cuore. Io amavo lei, avrei voluto pettinarla tutti i giorni”.

La trama si rivela tassello dopo tassello, con intrecci imprevedibili ed esilaranti. Il giovane attore Bannò mostra padronanza e scioltezza, interpreta vari ruoli e voci, si muove come un burattinaio, tenendo tra le mani i due coniugi, come due bacchette per i tamburi. Dialoga con quei due pezzi di legno, come fossero esseri umani. Ha visto nascere il loro amore e contemporaneamente il suo, ma non poteva rivelarlo, perché tanti vedevano quelli come una coppia perfetta e dei tanti “bisogna fidarsi”.

Il regista Valerio Vestoso è beneventano , ma da tempo si è fatto apprezzare sul piano nazionale,  anche per aver diretto la seria dedicata a Carlo Verdone, mentre Antonio Bannò ha partecipato, tra l’altro, alla fiction televisiva “Rocco Schiavone” con Marco Giallini. La storia si chiude con un rimpianto. Il testimone scrive una lettera alla ragazza, di cui era innamorato. “Non ho provato a starti accanto -conclude- gridalo, perché possa accorgermi di aver sbagliato. Anche gli scrittori non sanno dare un nome alle emozioni”.



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