 Le guerre oggi si combattono con altri mezzi, ma i sentimenti che accompagnano le partenze, i distacchi e le sofferenze sono sempre gli stessi. Ed anche dalle favole possono venire messaggi per il nostro tempo. Su questo binario cammina l’opera musicale “Histoire du Soldat”, portata in scena al “Teatro De La Salle” da Peppe Servillo con i Filarmonici di Benevento per la rassegna “Moti Paralleli”. Il testo risale al 1918 e fu composto da Igor Stravinskij, su libretto di Charles Fernand Ramuz.
L’attore Servillo crea subito la giusta atmosfera, leggendo alcune pagine del Diario di Norman Lewis, un sottufficiale inglese, giunto a Napoli nel settembre del 1944. Il paesaggio arcadico viene subito sconvolto dalla distruzione e dalla desolazione. Il soldato si guarda intorno e vede due americani che inseguono una mucca, l’abbattono per mangiare. Ma più avanti c’è un villaggio con tanti morti per terra. “Una donna -racconta- mi donò un pezzo del mantello della madonna, che mi avrebbe reso invulnerabile”.
La parola passa alla musica dei solisti della Filarmonica di Benevento, diretti dal maestro Marco Attura, che sfoggiano la loro bravura con estro ed eleganza, cambiando ritmi e suoni, secondo i momenti allegri e tristi. La favola russa è stata rivisitata dallo stesso Servillo, che fa parlare il dialetto napoletano al soldato Giuseppe, protagonista della storia. “Da Caserta a Porto Masa -recita l’attore- un sodato torna a casa”. Giunge stanco presso un ruscello e qui incontra il diavolo, che vuole la sua anima.
“Ti darò un libro magico -gli propone- col quale potrai realizzare tutti i tuoi desideri, ma tu mi devi dare il tuo violino”. Il soldato ci casca, diventa ricco, ma vuole rivedere il suo amore, torna al suo paese, ma la sua donna si è sposata con un altro. Il cantante Servillo accompagna la musica col corpo e le mani, cambia con maestria la voce. Per il povero Giuseppe c’è una soluzione. Se guarirà la principessa malata, se la potrà sposare. Riconquista il violino e va da lei, che si rialza, lo abbraccia e danza con lui.
Ma il diavolo è dietro l’angolo, parla un linguaggio colto e ingannevole. Si riprende il violino. L’amore tra Giuseppe e la principessa si dissolve. “Non si può essere -fa notare Servillo- contemporaneamente quel che si è e quel che si era, perché conviene non aggiungere ciò che si possiede a ciò che si possedeva. Se penso ai nostri tempi, speriamo che il diavolo esca sconfitto soprattutto in Ucraina”. Il saluto finale è suggellato da “’O surdato ‘nnammurato”, cantata da chi spera sempre di riabbracciarsi.


|