 Quell’incontro a Roma sulle note di Piazzolla fu davvero felice. Così nacque l’idea del concerto “Anna Tifu - Tango Quartet”, che ha inebriato il Teatro comunale di Benevento per il secondo appuntamento della rassegna promossa dall’Accademia di Santa Sofia, in collaborazione col Conservatorio e l’Università del Sannio. Lo ricorda con grande orgoglio il contrabbassista Gianluigi Pennino. “Qui sono di casa -dice il musicista- suonare con questi straordinari artisti è un onore”.
La partenza è affidata ad un brano del pianista Romeo Scaccia, che si chiama “Not Yet”. “Si tratta -spiega- di una melodia molto semplice, un “guazzabuglio particolare”, che supera ogni barriera, che mette insieme un po’ di jazz, di funky e di Bach. Cerco, insomma, di divertire”. Il quartetto si compone gradualmente, come un mosaico, sul palcoscenico. Con Scaccia e Pennino suona Massimiliano Pitocco al bandoneon, poi arriva la violinista Anna Tifu, abito elegante e spalle fuori, e si liberano tutti i ritmi del tango.
La musica sale e scende, avvolge e trascina, si colora di sensualità con “Tristezza de un Double” di Piazzolla e la Carmen Fantasy di Sarazade Bizet. Dall’andamento lento a quello più frenetico, in un crescendo di suoni. Il violino “canta”, sibila, fischia, il pianista si alza e si siede sullo sgabello, il bandoneon passa da un dolce lamento ad una danza sfrenata. Sul legno del contrabbasso risuonano ogni tanto i colpi di Gianluigi Pennino. Seguono i brani più belli e popolari di Astor Piazzolla.
Il “Tango Quartet” suona, uno dopo l’altro, “Adios Nonino”, “Escualo” e “Michelangelo 70”. “Sono felice di essere qui -afferma Pennino, che fa parte dell’Accademia di Santa Sofia, fin dalla nascita- e che voi siate qui. Fate parte dello spettacolo. Noi ci mettiamo la passione, ma senza di voi non raggiungeremmo alcun risultato. Col gruppo è nata una grande amicizia”. E’ la volta di “Milonga de l’Angel” e “Libertango”. La violinista saluta emozionata. “Il mio è un ritorno -ricorda- è bello vedere il teatro pieno”.
Si chiude col ritmo incalzante di “Oblivion”. Con quell’armonia, che fa vibrare il cuore e la mente, come ci ricorda Maria Moreno, rettrice di Unisannio, nella sua pillola culturale di apertura. “I cassetti del nostro cervello - sottolinea- conservano la musica. Grazie alle cellule carillon. Basta, a volte, una nota per risvegliare un ricordo, per riaprire un ponte col passato. Lo strumento più adatto è proprio il tango. Con la musica si può fare un viaggio nella memoria, nelle emozioni, nella scienza e, perché no, nell’umanità”.

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