Il maestro Minicozzi con la musica e il Rione Triggio nel cuore "Il Conservatorio di Benevento non è il regalo di un politico"
Direttore Antonio Esposito
 

mar 05-05-2026 n.734, a.e.

Il maestro Minicozzi con la musica e il Rione Triggio nel cuore

"Il Conservatorio di Benevento non è il regalo di un politico"


Il suo sogno era quello di avere il Conservatorio a Benevento. Con impegno e caparbietà riuscì a trovare la strada per realizzarlo. Non fu facile per Cosimo Minicozzi, nato al Rione Triggio in una famiglia numerosa, quarto di otto figli, padre calzolaio e mamma casalinga. Il suo incontro con la musica fu casuale, ma ha segnato e colorato tutta la sua vita. Ed oggi, alla soglia dei novant’anni, racconta la sua storia nel libro “La scelta di restare a Benevento”, pubblicato per le Edizioni Iuorio.

“La mia famiglia- scrive- abitava in una vecchia casa del Rione Triggio. Alle prime bombe sganciate sulla città, tutta la popolazione trovò riparo in una boscaglia lungo Via della Torre della Catena. Ricordo che un aereo a bassa quota sorvolò la zona mitragliando all’impazzata. Mio padre capì che quello non era un posto sicuro e riuscì a trovare una casupola a San Leucio del Sannio, presso una fontana detta “u pisciariello”. Non soffrimmo molto la fame. Non so per quanti giorni mangiammo fagioli”.

Le scene drammatiche dei bombardamenti del settembre 1943 sono impresse nella sua mente. Il padre amava molto la musica, aveva un grammofono a manovella, ma non c’erano soldi per comprare un pianoforte. L’occasione per imparare a suonare gli fu offerta dalla signora Lisetta Baldini, che lo prese gratuitamente a lezione. “In quell’angolino del Triggio -dice Minicozzi- tutto era musica, non solo gli esercizi e le prime esecuzioni. Poi mi iscrissi al Liceo Musicale “Nicola Sala”.

Il cuore del libro è la battaglia per il Conservatorio. I ragazzi appassionati di musica erano costretti ad andare a Napoli o ad Avellino. Quando il liceo musicale chiuse, Cosimo Minicozzi, insieme ad altri musicisti, creò la “Scuola Musicale Sannita”. C’era sempre la speranza che si potesse aprire a Benevento una sezione staccata dei conservatori delle due città campane. Il maestro fu chiamato intanto ad insegnare prima al Conservatorio di Foggia e poi a quello di Avellino. Era un pendolare della musica.

“Quando fui immesso in ruolo -rileva Minicozzi- ero quinto su 700 nella graduatoria nazionale. Mi sarei potuto trasferire in qualunque posto d’Italia. Ma la mia aspirazione era quella di poter esercitare la mia professione e l’attività artistica nella mia città. Organizzai allora il “Comitato per l’Istituzione del Conservatorio a Benevento”, coordinato da Tonino Pietrantonio, consigliere comunale. Furono raccolte a tappeto più di diecimila firme. Per questo il Conservatorio non fu un regalo di qualche politico”.

La sua storia musicale si snoda tra saggi e composizioni, festival di canzoni e Stagioni Liriche al Teatro Romano. La lettura del libro è gradevole. L’autore, appassionato anche di fisica, geologia e astronomia, ci offre uno spaccato interessante delle dinamiche politiche e culturali di Benevento. Non nasconde qualche amarezza. “Ho sempre scelto il bene comune -conclude- mettendo in secondo piano quello personale. Ma guardandomi intorno ho trovato anche irriconoscenza, gelosie e invidia”.



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