 Un viaggio nel sacro e nel profano, nei canti contadini e politici del Sannio Beneventano, illuminato dagli insegnamenti di Francesco Corazzini, Roberto De Simone e Michele Luciano Straniero, per raccontare la quarantennale esperienza de “I Musicalia”, un gruppo di giovani musicisti, partiti negli anni settanta dalla Valle Caudina per le vie del mondo. Questo il senso del libro di Amerigo Ciervo, “La Carne, il Sangue, il Bosco”, pubblicato per le Edizioni “La Cittadella”.
La sua bussola sta in questa frase di Gustav Mahler: “Tradizione non è culto delle ceneri, ma custodia del fuoco”. L'obiettivo è anche quello di capire “ciò che è vivo e ciò che è morto nella cultura popolare”, come è scritto nel sottotitolo. Quando “I Musicalia” cominciarono l'avventura nel 1976, si posero il problema di come far vivere le tradizioni popolari, liberandole da un certo folclorismo di maniera, popolato da “pacchianelle danzanti e tarantelle saldamente inchiavardate nel canonico”.
Un occhio particolare è rivolto ai Battenti, le figure più eclatanti dei Riti Settennali di Guardia Sanframondi, che Ciervo tratta col dovuto rispetto, perché “difficilmente inquadrabili in schemi precisi”. "Il giudizio di esibizionismo -scrive- non s'addice per niente ai riti guardiesi. La processione dei misteri è pratica penitenziale, in quanto tutti gli attori, bambini ed anziani in primis, devono dare vita a metamorfosi innaturali, farsi statue silenti, con posture e gestualità non facili".
Sulla strada della ricerca delle fonti avvengono tanti incontri felici. Come quello capitato a Sant'Agata dei Goti, dove una contadina, un giorno cominciò ad intonare le parole di un ritornello sentimentale, che diede a Ciervo lo spunto per comporre “Serenata”, che diventerà una delicata e commovente canzone d'amore, entrata nel patrimonio comune della tradizione musicale meridionale. Sulle sue note, il prossimo 18 giugno danzerà al Petruzzelli di Bari la prima ballerina della Scala.
Il racconto, che ripercorre in qualche modo le tracce dei dieci dischi pubblicati, da “Campania Infelix” a “Incantamenti”, è impreziosito dal confronto con Roberto De Simone. "Ci accolse a casa sua -ricorda Ciervo- al parco Carelli, a Posillipo, alle tre del pomeriggio, avvisandoci di non poterci dedicare che pochi minuti, che, invece, diventarono sette ore. Quella lezione mi fece percepire il mondo in maniera completamente nuova. De Simone è stato un genio, ha aperto strade, indicato direzioni, anticipato percorsi".
Con “La Carne, il Sangue , il Bosco”, che si avvale della prefazione di Ciro De Rosa e della postfazione di Daria Lepore e Tommaso Paulucci, promotori de “La Cittadella”, Amerigo Ciervo completa una trilogia, che comprende “Storie del tempo liberato” e “Marginali esistenze”, e disegna un nuovo sentiero di ricerca. "Quando sento la parola identità -conclude- metto mano alla pistola. Conservare le proprie radici è un grande atto d'amore e di resistenza, ma vanno innervate in territori “nuovi”.
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