 Il convoglio musicale si avvia lento per la pianura. Ma il pianista non vede l'ora di accelerare. Scatta e ingrana la marcia. Col ritmo vibrante di “Jameson's Lament”, parte il concerto di Raphael Gualazzi in un Teatro Comunale gremito, dando vita ad uno degli eventi più attesi della rassegna promossa dall'Accademia di Santa Sofia, insieme al Conservatorio di Benevento e all'Università del Sannio. Col cantautore suona l'Orchestra Jazz del “Nicola Sala”, coordinata da Ferruccio Corsi.
La musica vola subito dentro “Un mare in luce”. Con l'ironia raffinata e la versatilità deliziosa di Gualazzi, che canta: "Se ti incontro un giorno che non piove io ti sposo. Se saprai ridere del tempo in questa vita, se vorrai, quando c'è buon vento, potrai incontrarmi là nel mare di luce". Sul palco sale Stefano Nanni, che dirige l'orchestra ed ha curato anche gli arrangiamenti. Aumenta l'intensità jazzistica. Alla batteria c'è Gianluca Nanni, mentre al contrabbasso si rimbocca le maniche Anders Ulrich.
L'artista rielabora e regala il “Coro delle Zingarelle”, tratto “La Traviata” di Giuseppe Verdi. Dalla nave si passa al treno. I vagoni corrono, sbuffano e sobbalzano. La fantasia viaggia nei ricordi e nei rimpianti. Sul binario poetico di “Carioca”. "L'ultimo bacio- sussurra Gualazzi- è un apostrofo che mi hai lasciato, la nostra storia è un salto. Vedo nel buio luci. Bastava un sogno carioca". L'atmosfera si fa romantica con “Zuccherino dolce" e soprattutto con “Buonasera Signorina” di Fred Buscaglione.
L'abbraccio tra musica classica e jazz ritorna con “Tutto è una burla”, un ricamo preso dal “Falstaff” di Verdi. C'è il tempo per una chicca da solista al pianoforte. Il cantautore urbinate, che si è fatto apprezzare anche a Sanremo, suona in tutto il mondo dal Giappone agli Stati Uniti. Il suo talento è sottolineato da scroscianti applausi. Saluta con “My Babe” e con “Follia d'amore”, anche nella versione inglese. Il suo viaggio “on the road” è come l'amore, che può trasformarci, e alla fine “vedrai un altro me”.
Una sorta di catarsi che solo la musica può fare, perché “c'è bisogno di arte per non morire di realtà”. Come avverte Nazzareno Orlando, presidente del Conservatorio, nella sua breve prolusione culturale prima del concerto. "La musica ci avvolge -sottolinea- e può salvarci dal caos contemporaneo, perché è ascolto, silenzio, attesa, respiro. La nostra vita è come un concerto, dove ognuno deve suonare il proprio strumento. La serenità è il frutto di un'armonia condivisa".


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