Il matrimonio ruspante di Zezella, figlia di Zeza e Pulcinella Una farsa comica del 600 ricca di frizzi, lazzi, balli e musiche
Direttore Antonio Esposito
 

dom 07-06-2026 n.750, a.e.

Il matrimonio ruspante di Zezella, figlia di Zeza e Pulcinella

Una farsa comica del 600 ricca di frizzi, lazzi, balli e musiche


La fame che spinge a rubare, la caccia al denaro, il desiderio d'amore, la furbizia e l'imbroglio. Il mescolamento di questi cinque ingredienti rende scoppiettante e vivace “La Zeza”, farsa comica con musiche da canovaccio del 600 napoletano, portata in scena al Teatro Comunale di Benevento da Vito Cesaro, Claudio Lardo ed Enrica Mari, a conclusione della Stagione Artistica organizzata dall'Accademia di Santa Sofia, in collaborazione col Conservatorio e l'Università del Sannio.

La storia si svolge al tempo della dominazione spagnola. Sul “palcoscenico” napoletano appare Pulcinella, che viene da Acerra e il cui nome deriva da Puccio D'Aniello. La sua figliola, Zezella, non è tanto bella, ma sua madre Zeza fa di tutto per maritarla. La vogliono in due: il ricco don Cacollo e Diego, squattrinato musicista spagnolo. Ma Pulcinella vorrebbe vendere anche la casa. Quando il facoltoso signore chiede la mano della figlia, pensa che voglia comprare la sua dimora.

Da questo “qui pro quo” si sviluppa un ruspante e sfizioso siparietto. I difetti della struttura vengono confusi con quelli della ragazza. Ma don Cacollo non si spaventa. “Non fa niente -esclama- se perde da dietro, a me piace entrare davanti”. Il quadretto diventa più esilarante quando Zeza vuole spiegare a Pulcinella il significato dei Dieci Comandamenti, dettati da Dio a Mosè sul monte Sinai. “Io non ho mai fornicato -risponde Pulcinella- non ho mai “scamazzato” una formicola”.

Lo spettacolo è pieno di frizzi e lazzi. Non mancano momenti coloriti e spinti. Quando il musicista deve controllare la voce di Zezella, che vuole fare la cantante lirica, comincia dalle sue zizze. Il testo è di Dora Liguori, presente in sala. La figura di Pulcinella ha due facce: quella comica e quella tragica. Il suo disperato bisogno di sfamarsi lo porta alla fine ad accettare il matrimonio della figlia con don Cacollo e a consentire a Zezella di continuare a prendere lezioni dal maestro Diego.

Gli attori si muovono con perfetta intesa. Pulcinella non risparmia strali ai governanti. “Ci vogliono bene -osserva- dicono che hanno ridotto l'inflazione, la recessione, la disoccupazione, non vedono come ci hanno ridotto”. Prima de “La Zeza”, Salvatore Palladino fa un ritratto di Papa Orsini. “Fu un vescovo caritatevole e molto attento alla cultura -rileva- custode della memoria e degli archivi, non esitò a bacchettare il clero, chiedendo un maggiore impegno a favore della povera gente”.



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