L'assassinio di Esther Johnson a Benevento ancora senza colpevoli "Il tuo nome risuona libero, la tua non č pių una storia dimenticata"
Direttore Antonio Esposito
 

mar 16-06-2026 n.753, a.e.

L'assassinio di Esther Johnson a Benevento ancora senza colpevoli

"Il tuo nome risuona libero, la tua non č pių una storia dimenticata"


"Cara Esther, sei giunta a Benevento dalla lontana Nigeria, con una valigia colma di speranze e il cuore acceso di sogni semplici: una vita degna e un domani da costruire. Ma mani senza pietà hanno spezzato il tuo cammino, trasformando le promesse in catene, la fiducia in paura, la speranza in silenzio. Per troppo tempo la tua voce è rimasta nascosta. Ma oggi il tuo nome risuona libero, non sei più una storia dimenticata, sei Esther, donna, figlia, sorella, essere umano".

Con queste parole intense e delicate, Antonella, a nome dell'Azione Cattolica di Santa Maria di Costantinopoli, ha scritto una lettera immaginaria ad Esther Johnson, la giovane nigeriana uccisa a Benevento dieci anni fa sulla sponda del fiume Calore, presso la Stazione Centrale. Per ricordarla e per chiedere verità e giustizia su questo orribile delitto, ancora senza colpevoli, l'Associazione Libera ha organizzato una manifestazione, con bandiere, striscioni e tanti fiori.

Una piccola folla si è raccolta davanti al cancello del Parco di Cellarulo, chiuso a pochi mesi dall'inaugurazione. C'è il nuovo parroco della zona, don Biagio Corleone, ci sono tante associazioni dall'Agesci all'Anpi, c'è la Cgil con i suoi dirigenti. “Esther -sottolinea Matteo del Presidio “Don Diana” del Liceo Guacci- è stata vittima di un sistema malavitoso basato sulla violenza, che la costringeva ogni mattina a venire da Castelvolturno a Benevento per guadagnare qualche spicciolo per il suo bambino”.

Il ricordo di quel giorno tragico porta a riflettere sulle storie di tante donne che lottano per avere diritti e dignità. "La tratta -fa notare Maria Rosaria Ricci, referente di Libera- fa ancora molte vittime, che come Esther, vengono in Italia con la promessa di un lavoro, con un bigliettino in tasca e un indirizzo, ma poi finiscono nel giro della prostituzione. Voglio ricordare Alda Parrella, che da poco ci ha lasciati, con "Exit Strategy" è stata sempre presente a questa nostra iniziativa". “Ero con lei -aggiunge commossa Elide Apice- all'Ospedale Civile, quando Esther morì, ed anche alla sua sepoltura”.

Qualcosa si muove nel campo dell'accoglienza e dell'integrazione. Ma c'è ancora tanto da fare. C'è il progetto “Fuori Tratta” al quale ha aderito il Consorzio “Sale della Terra”. "A Benevento -rileva Manuela Romano della Cooperativa "Dedalus"- è stata aperta la "Casa di Esther", per aiutare le donne sfruttate a rifarsi una vita. La prostituzione si esercita nelle case e nelle zone periferiche. Abbiamo segnalato movimenti strani nella zona di Pezzapiana, dietro la Stazione Centrale. Le donne portano spesso appresso i figli. Qualcuna ha già chiamato al nostro numero verde".



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