 Una pioggia di auguri bagna la festa di Clemente Mastella per i suoi 50 anni in politica. Qualcuno paragona la celebrazione ad una sorta di Giubileo. Messaggi di felicitazioni arrivano da ogni dove, da Vespa a Santoro a Travaglio, da Arbore a Montezemolo, da Mara Venier ad Al Bano. Per Dario Franceschini “Mastella è come il buon vino, che invecchia e guadagna in qualità”. Per Diego della Valle, venuto a Benevento per lui, “Clemente è un fratello, ci parliamo a gesti, è buono come un pezzo di pane”.
Il record raggiunto dal sindaco di Benevento rimbalza su tutti i giornali, da “La Repubblica” al “Corriere della Sera”, da “Il Mattino” al “Il Fatto Quotidiano”, finisce in programmi televisivi come “Agorà”. La sua lunga carriera è costellata di aneddoti e curiosità, dai “calzini corti da cafoncello”, che facevano arrabbiare De Mita”, ai torroncini di San Marco dei Cavoti, che ogni Natale regalava anche a Grillo, che “diceva che lo volevo corrompere, ma i torroncini se li teneva e se li mangiava”
Nel Teatro Romano, davanti ad un migliaio di supporter, l'emozione si taglia a fette. Il big ceppalonese ribadisce che fa parte della “storia d'Italia”, di aver saltato da una sponda all'altra solo per evitare di “farmi fottere”, seguendo la “teoria del viandante”. Gli amici lo raccontano. "Quando lo conobbi -fa sapere Pierferdinando Casini- Clemente era l'onnipotente capo ufficio stampa di De Mita, gestiva un potere più grande di un ministro, perchè allora la Dc era tutto, era un Partito-Stato".
Un ruolo strategico, che gli permetteva di avere rapporti con tutti, dal mondo dell'economia a quello dello spettacolo. Con le sue mille conoscenze avrebbe potuto fare molto di più per la sua terra. Gli encomi si sprecano. C'è lo scrittore Maurizio De Giovanni, cittadino onorario di Benevento, che lo straloda. "Non saprei immaginare -dice- la politica italiana senza Mastella. Oggi sento urlare, mentre lui è uomo di dialogo. Ce lo dobbiamo tenere stretto. Potremmo paragonarlo ad un Supereroe".
Sullo schermo scorrono le immagini del suo tragitto politico. Quella drammatica in cui si dimette da ministro facendo cadere il governo Prodi, quelle con Berlusconi e con vari Papi e Presidenti della Repubblica. Manca quella con Sandro Pertini, il presidente più amato dagli Italiani, ma l'unico capo dello Stato che stranamente Mastella non votò. “Non lo votai -racconta- perché nei giorni del rapimento di Aldo Moro, lo avevo visto aggirarsi per Montecitorio con “fare antipatico”.
Per il suo destreggiarsi è stato definito “trasformista”, “giocoliere”, “funambolo”, per i beneventani “votabannera”. “Qualcuno dice che Mastella -osserva lui- è 'nu figlio 'e ntrocchia”. Beh, posso confermare che è vero". Negli anni si è paragonato ai salmoni, che vanno contro corrente, a Michelangelo, per aver "illuminato" Benevento, a San Clemente, che, buttato in acqua con una pietra al collo, tornava sempre a galla. Nel suo barcamenarsi non sono mancati, comunque, furbizia ed intuito.
Quando nel 2014 non fu eletto al Parlamento Europeo nella lista di Forza Italia, rimase fuori dai giochi, ma due anni dopo trovò l'ancora di salvezza con l'approdo a Palazzo Mosti. Conoscendo una nuova stagione ed oggi può ben dire che preferisce fare il sindaco che il parlamentare. Il suo secondo mandato, ottenuto con poco più del 52 per cento, scadrà nel 2027, ma ha già annunciato che si candiderà come consigliere comunale. “Qua a Benevento -ripete- vogliono fottermi, ma non ci riescono”.
Quando l'accusano di familismo, risponde che tra i suoi parenti sono scesi in politica solo la moglie Sandra Lonardo e il figlio Pellegrino, da pochi mesi eletto a Palazzo Santa Lucia. Il giornalista Marco Demarco ricorda che “ha fondato ed anche affondato una mezza dozzina di partiti”. L'ultima creatura è “Noi di Centro”, un movimento col quale governa da anni la provincia di Benevento, come un feudo, come una repubblica autonoma, fuori dagli schieramenti tradizionali.
Il sistema mastelliano ha avuto di recente due forti scossoni: il superdirigente del comune, Gennaro Santamaria, suo fedelissimo, è stato colto in flagrante mentre ritirava una tangente ed ora si trova agli arresti domiciliari, e l'ex presidente della provincia, Antonio Di Maria, è stato condannato in primo grado a 3 anni e 2 mesi per undici appalti irregolari con un gruppo di dirigenti e tecnici. Non è questa la sede per un bilancio. Il grande consenso ottenuto dalla sua terra non ha dato i frutti sperati.
I ritardi infrastrutturali sono ancora tanti. Dal Sannio è andato via un esercito di giovani. Come rivela l'ultimo rapporto Istat, pubblicato da “Il Sole 24 Ore” di ieri, sono 11 mila gli under 35, che hanno lasciato il territorio. Siamo a meno 11,7 per cento, il dato peggiore della Campania. Il sindaco esulta per i fondi del Pnrr e per aver trasformato Benevento da “paesone in città”. Ma si fece "fottere" per “La scuola di Magistratura”. Oggi lavora per il centro, perché confessa: “Morirò democristiano”.
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