L'imperatore Adriano stanco del potere in scena al Teatro Romano "Il mio è stato un amore umano, tutto passa, rimangono i ricordi"
Direttore Antonio Esposito
 

dom 05-07-2026 n.762, a.e.

L'imperatore Adriano stanco del potere in scena al Teatro Romano

"Il mio è stato un amore umano, tutto passa, rimangono i ricordi"


Chi siamo stati? Con quanto ardore abbiamo amato? Siamo stati veramente liberi? L'assillo dell'imperatore romano Adriano sta in queste domande, che, del resto, potrebbero affiorare nell'animo di ogni potente del mondo. Ad un certo punto della vita, il suo desiderio d'amore sfocia anche in un sentimento nuovo. Questo il senso dello spettacolo “Adriano - I segreti dell'imperatore di Roma”, messo in scena al Teatro Romano di Benevento dalla Nestor Theater Company di Kevin Arduini.

L'imperatore, interpretato con scioltezza da Romano Pigliacelli, si sente come un dio stanco, come una statua da adorare. Lui che poteva plasmare il mondo, si accorge di non essere immortale e riflette sulla sua esistenza, ha paura di perdere se stesso, fino a convincersi che forse il potere è una mera illusione. Nei panni della moglie Sabina c'è una grintosa Jenny Siragusa, che lo conforta. E' tempo di partire per nuove imprese. Ma nel suo cuore c'è sempre Roma, terra di desideri, follia e libertà.

Il palazzo imperiale è sontuoso, popolato da musicisti, ballerini e cavalli. Sulla scena appare il giovane greco Antinoo, che ama l'arte e la danza, che scuote come un fulmine il cuore di Adriano. Sboccia un amore irrefrenabile per quel bel fanciullo, interpretato con eleganza da Kevin Arduini, regista e coreografo. Ma l'imperatrice scopre il segreto. "So tutto- grida Sabina- ma non l'accetto. Voglio scappare. Antinoo, andate via da Roma, altrimenti la mia ira soffierà contro la vostra superbia". "Il mio sentimento è puro -ribatte il giovane- sporchi e sbagliati siete voi".

C'è aria di vendetta e di violenza, mentre canti e danze cercano di addolcire i tormenti amorosi. Il racconto si dipana con armonia, ma a volte si perde un pò il ritmo. La svolta arriva quando Adriano uccide a sua insaputa Antinoo, in un tranello orchestrato dalla moglie. “Se vuoi curare la tua malattia -gli dice- devi sacrificare agli dei un giovinetto biondo, che incontrerai per strada”. Quel ragazzo incappucciato è proprio Antinoo. Per Adriano è la fine di un sogno e di un amore.

Lo spettacolo si chiude con la dolente riflessione dell'imperatore. "L'amore come la vita -sottolinea- non è fatto per durare. Antinoo mi ha insegnato che nulla ci appartiene davvero se non i nostri ricordi". Si guarda nello specchio e rivede il suo amore. "Come un viaggiatore che naviga per le isole dell'arcipelago scopre a poco a poco il profilo della costa, io vedo il profilo della mia morte. Quando si muore la cosa più triste è perdere i propri ricordi. Adriano è stato amato di un amore umano".



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