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L'Hortus Conclusus di Paladino come oasi nel cuore della città - Palmieri: "Tutto ha un senso. Nel cavallo si può vedere Diomede"
 

mar 03-10-2023 20:52 n.370, Antonio Esposito

L'Hortus Conclusus di Paladino come oasi nel cuore della città

Palmieri: "Tutto ha un senso. Nel cavallo si può vedere Diomede"


Guardando gli elementi e le figure che popolano l’Hortus Conclusus di Mimmo Paladino la fantasia si sprigiona. Cosa fa quel cavallo sul muro con la maschera d’oro? Perché a terra giace quell’ombrello capovolto? Lo spazio cittadino, tornato a nuova vita dopo il restauro, riporta alle radici e nello stesso tempo apre orizzonti. Lo stesso autore ha ribadito che non lo ha pensato come un museo.

“Questo è un lavoro umile e corale -ha sottolineato Paladino- un lavoro fatto di pietre un po’ invisibili. Ogni mattina venivamo con gli operai a sistemarle. Negli anni è andato un po’ in rovina, è stato un po’ maltrattato. Poi finalmente arriva la giornata gloriosa della rinascita. Questo è un luogo per la città, non per vedere le sculture, uno spazio dove si sta bene. Credo che l’arte serva a questo”.

Quel “giardino chiuso”, realizzato nel 1992, è diventato una tappa importante del percorso turistico di Benevento. Una perla che arricchisce i beni culturali della città, che all’arte contemporanea ha già aperto le porte con l’istituzione del Museo Arcos, gestito dalla provincia. Il fermento creativo ha trovato linfa anche nel locale Liceo Artistico, frequentato da significativi esponenti del panorama artistico italiano.

Nel giorno della riapertura l’Hortus Conclusus è stato visto con nuovi occhi. Come se la sua bellezza avesse acquisito una dimensione ancora più grande. Per capire meglio il senso di questo luogo, che da Benevento parla al mondo,  ci è venuto incontro il critico d’arte e giornalista Edoardo Cicelyn, che ha offerto un’interpretazione dell’opera di Paladino, come sospesa “tra passato e futuro”.

“Citando il filosofo sloveno Zidek -ha osservato Cicelyn- l’arte non sta nel “come” e nel “perché”, ma nel “dove”, perché è determinata dal luogo in cui è prodotta. Paladino è un artista che lavora senza progetto, con un linguaggio normale, molto tattile, ma con forti intenzioni concettuali. Voi potete notare nell’Hortus Conclusus un intreccio di elementi astratti, come le figure geometriche, accanto al cavallo sul muro, all’ombrello, alla campana, che si fondono senza creare narrazione. Questa casualità è la vita che scorre. Questi intrecci tra segni guerrieri e domestici sono profondamente radicati nel territorio”.

“La casa di Paladino è questa -ha aggiunto il critico- è un accampamento dove le persone stanno per un certo periodo e poi vanno via, perché, come diceva il suo mentore Achille Bonito Oliva, “l’arte è Genius Loci e Nomadismo”, oggi si dice Glocal, stare sul proprio terreno e nello stesso tempo voler andare via. Questo via vai tra l’essere e il divenire è anche la bellezza di questo posto, che si muove, non è fermo. Ciascuno può trovare le propria collocazione temporanea, perché niente è definitivo nell’arte, che sta tra il passato e il futuro. La politica può servire all’arte, se non impone e lascia liberi”.

Per il restauro dell’Hortus e per lo Spazio Eventi è stato impegnato un Pics da 1,8 milioni di euro. Per garantirne la giusta fruizione pubblica servono buona gestione e manutenzione. Lo stesso ministro Sangiuliano, venuto a tagliare il nastro, ha auspicato che quello della cultura sia un diritto di tutti i cittadini e di tutti i territori. “Benevento ha una storia importantissima -ha affermato- questo cavallo farà parte del paesaggio. Un mio amico, che da un po’ mi ha introdotto in questo mondo, di cui non faccio il nome, mi diceva che in Italia ci sono due artisti fondamentali: Pistoletto e il maestro Paladino”.

L’idea dell’Hortus spuntò per caso. L’architetto Pasquale Palmieri ha seguito dall’inizio il suo evolversi. “Ero direttore dei lavori nel Complesso di San Domenico -racconta- ed ogni mattina incontravo il maestro che accompagnava la figlia a scuola. Allora gli proposi di fare qualcosa in questo luogo che era un campo pieno di piante di fave. Così partimmo, senza un vero progetto. Sono contento che quest’opera, che ho visto nascere, sia tornata ad esprimere la sua bellezza, a risplendere”.

Tra le sagome umane e le fontane si staglia il grande disco, come un asteroide caduto dal cielo. Dalle pareti circostanti si affacciano piccole teste. Cosa leggere nelle conchiglie sparse e nella testa di bue? Perché quelle braccia protese? Qual è il vero significato dell’Hortus? “Ad esempio -fa notare Palmieri- l’ombrello ribaltato sotto un albero, raccoglie, non respinge come fa con la pioggia. Nel cavallo ci puoi vedere Diomede e quindi la storia di Benevento. Ognuno di noi è un contenitore che l’arte riempie in maniera diversa, in base alla propria cultura, conoscenza, esperienza, al luogo dove è nato”.



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