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Il grido delle donne del Sannio per Giulia: "Mai pił silenzio" - Ricordiamoci anche di Esther, uccisa e sepolta a Benevento
 

sab 25-11-2023 17:44 n.387, a.e.

Il grido delle donne del Sannio per Giulia: "Mai pił silenzio"

Ricordiamoci anche di Esther, uccisa e sepolta a Benevento


Per ricordare Giulia, per riflettere e gridare, per chiedere una vera “rivoluzione culturale”, per dare una scossa anche a Benevento. Una fiaccolata rumorosa ai piedi della Rocca dei Rettori, illuminata di rosso. Centinaia di donne e studenti, rappresentanti di istituzioni e partiti, chiamati a raccolta dalla Cgil e da altre associazioni. Sui cartelloni campeggiano questi slogan: “Quando esco voglio esser libera, non coraggiosa”, “La violenza sulle donne è una sconfitta per tutti”, “Mai più silenzio”.

La sindacalista Antonella Rubbo legge i nomi delle 106 vittime di quest’anno. Da quando è stata uccisa Giulia, lo scorso 11 novembre, è scattato un movimento di indignazione e rivolta, che non può ridursi ad una fiammata. Serve davvero una svolta nei comportamenti. “Dobbiamo scardinare -ha osservato Teresa Simeone dell'Anpi- un sistema patriarcale asfissiante. Il cambio di passo e mentalità riguarda tutti. Dobbiamo disinnescare sul nascere i cattivi segnali. Le battute sessiste non sono goliardia”.

C’è voglia di parlare, di farsi sentire. Emanuela Zampelli, terzo anno di giurisprudenza, chiama in causa la “cultura della virilità”. “Nella nostra società -sottolinea- prevale il modello dell’uomo forte, che ha potere. Bisogna fare rumore per rompere questi stereotipi. Ma non solo per una giornata”. “La scuola non ci dice-aggiunge Elisa, studentessa del Guacci- cosa ci aspetta fuori. Non dimentichiamo la lotta delle donne dell’Iran, mia madre è iraniana. Vi chiedo una mano per favore. Svegliateci su questi argomenti”.

C’è chi legge una poesia, come Laura che studia a Fisciano, chi ricorda le parole della sorella di Giulia, come Mario Morelli e Rita Marinaro, chi, come la piccola Cadigia, invita le donne a piegare le quattro dita e il pollice a forma di pugno, se si è in difficoltà. Il sindaco di Morcone, Luigi Ciarlo, ricorda che anche nel suo paese qualche anno fa è avvenuto un femminicidio e che per raccogliere segnalazioni e denunce è stata installata una “cassetta rossa”. “Sono preoccupato -dice- i nostri figli vanno educati al rispetto dell’altro”.

Scorrono le storie delle donne che hanno pagato con la vita la loro scelta. “Come, ad esempio, Lea Garofalo -fa notare Michele Martino di Libera- che denunciò la ‘ndragheta, fece arrestare il marito e per questo fu uccisa. A Benevento, nel giugno del 2016, è stata assassinata  la nigeriana Esther Johnson. Per tutti era la prostituta di colore, nessuno la chiamava per nome. Oggi riposa nel nostro cimitero. Nei mesi scorsi le abbiamo portato un fiore. Siamo noi la sua famiglia. Queste violenze sono frutto degli uomini”.

Su un cartello, piantato nel prato, c’è scritto “E’ stato il vostro bravo ragazzo”. Si riferisce all’assassino di Giulia, Filippo, di appena 22 anni e di buona famiglia. Perché è arrivato ad uccidere? “Non si può ignorare -sottolineano le democratiche Razzano, Pepe, Fioretti e Di Mezza- il contesto maschilista in cui è cresciuto. La logica del mostro ci salva la coscienza. Non vogliamo vivere a metà. Donne e uomini devono camminare insieme, non un passo avanti, non un passo indietro, ma fianco a fianco”.

Il bisogno di tornare alla radicalità è espresso con forza da Floriana Fragnito, femminista da sempre. “Le donne devono essere solidali – afferma- devono usare il noi. Difendiamo le conquiste raggiunte, apprezziamo i cambiamenti negli uomini, ma vogliamo essere libere e differenti. Questo Dio, Patria e Famiglia ci spezza le ossa. Se non sei amante di qualcuno o figlia di un potente non fai carriera. Puoi farla solo se sei più stronza di un uomo. Chi è per la guerra e per le armi non è femminista”.

Nel suo intervento appassionato e combattivo viene a galla un brutto episodio del 1995,quando sul corso di Benevento, stava distribuendo un volantino del Collettivo femminista contro gli stupri. “Avevo 17 anni -racconta Fragnito- ero presso Piazza Roma, quando uno della Digos mi prese, mi caricò in macchina e mi riempì di botte. Si chiamava Marcello Scannapieco. Fui accusata di resistenza e oltraggio. C’è stato un processo e sono stata assolta. Anche questa è violenza contro le donne”.

Molti hanno denunciato che il governo ha tagliato i fondi per i Centri Antiviolenza, che nel Sannio sono presenti a Benevento, Calvi, Montesarchio, Sant’Agata dei Goti e Cerreto Sannita. “Per questo siamo al collasso -evidenzia Fragnito- se mancano mezzi e strumenti per operare. Ho lavorato nello sportello di Cerreto. Quante belle parole sull’esistenza di tanti centri in provincia di Benevento. Spesso aprono e chiudono, dopo un progetto di sei mesi. Anche su questo serve un’inversione di rotta”.

La sindacalista Delia ha ricordato le donne uccise per la voglia di libertà, da Ipazia a Malala, mentre l’assessore Carmen Coppola, Angela De Nisco, presidente della Consulta, Annamaria Mollica, Giovanna Megna ed Ettore Rossi, hanno ribadito la necessità di educare ai valori e ai sentimenti. “Siamo tutti coinvolti -ha concluso Luciano Valle, segretario della Cgil- famiglia, scuola, società. Non staremo zitti, a cominciare dai luoghi di lavoro, dove la parità è ancora lontana. Basti pensare che la retribuzione media delle donne nel Sannio è 40 per cento inferiore a quella degli uomini”.




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