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La creatività controcorrente di Del Donno che non finiva mai - La vita e l'opera dell'artista dei "Vangeli" e delle "Tagliole"
 

mar 28-11-2023 20:09 n.389, Antonio Esposito

La creatività controcorrente di Del Donno che non finiva mai

La vita e l'opera dell'artista dei "Vangeli" e delle "Tagliole"


“All’età di novantatré anni, poco prima di morire, Antonio Del Donno riusciva ancora, scegliendo tele di piccole dimensioni, sporadicamente a dipingere, nonostante gli affanni. Felice di parlare dell’arte e della vita, ogni giorno l’artista era nel suo studio. Alle pareti, assieme ad un crocifisso e alle famose foto dei battenti, gli attrezzi per il taglio del legno, una radio e sopra uno scaffale gli innumerevoli colori che, essendo daltonico, non vedeva. Sui muri i fogli con i passi del Vangelo. Ha sempre lavorato per difendere la propria libertà di linguaggio come espressione della propria libertà spirituale”.

Con queste parole, sobrie e delicate, Simona Lombardi scolpisce la figura di Antonio Del Donno, concludendo il suo libro “Senza limiti”, pubblicato dalla Elkozeh Edizioni e presentato al Teatro Comunale di Benevento, davanti ad un folto pubblico. Le opere di Del Donno sono il frutto di una lunghissima gavetta. La sua libera ricerca lo portava a non inseguire le mode e le regole del mercato. Nella sua arte spiccano i “Vangeli”, le “Tagliole”, "come simbolo di trappola e costrizione", e le Sfere in ferro.

Il libro passa in rassegna i suoi anni giovanili, i rapporti con la Napoli di Lucio Amelio e la  Biennale di Venezia, gli anni ottanta, l’approdo col “Vangelo” al Moma di New York e gli anni duemila. “Per Del Donno- sottolinea Elio Galasso, ex direttore del Museo del Sannio- l’arte non è solo bellezza, ma deve servire a cambiare, a modificare le persone. La sua fertilità creativa non finiva mai. Davanti al suo studio c’era scritto “Vietato l’ingresso ai non credenti”. Con chiaro riferimento alla dimensione artistica.

Quelli che hanno parlato di lui hanno messo in risalto la sua generosità, la riservatezza, la semplicità, la religiosità. Sulla sua formazione ha molto influito il ruolo della madre, che lo invitava a copiare le figure dalle riviste e gli faceva ascoltare il pianoforte. Nella sua vita non sono mancati momenti traumatici come la morte della cugina Tonina Ferrelli, colpita da una granata tedesca nell’ottobre del 1943. “L’artista  -rileva Generoso Bruno, critico d’arte- mentre tanti andavano a Milano, tiene le sue radici fisse al territorio”.

Questo attaccamento alla città lo portava a dialogare con tutti ed anche a regalare le sue opere. “Una mattina- racconta il giornalista Nico De Vincentiis- camminava con una tela in mano, mi chiese di accompagnarlo, doveva andare in un vicolo di Benevento a consegnarla ad una signora, incontrata per caso alle poste pochi giorni prima. Una volta mi voleva restituire l’assegno col quale avevo pagato alcuni suoi quadri. Spesso mi chiamava la mattina presto. Ero diventato il suo consulente ecclesiale. Era un "tenero indignato". Coi Vangeli ha voluto dire che questa velocità bisogna fermarla con percorsi”.

Sul palcoscenico del Teatro Comunale fanno da sfondo alcune sue opere significative. La presentazione del libro è affidata al noto volto televisivo Franco Di Mare, che, prima di cominciare, invita tutti a guardare al soffitto per ammirare il dipinto realizzato da Paolo Petti, che rappresenta un’ideale balconata. I motivi dell’iniziativa sono spiegati dall’editore. “Un personaggio come Del Donno -dice Jean Pierre El Kozeh- è essenziale per il recupero della memoria e per definire un’identità precisa della città di Benevento. Bisogna avviare un’educazione sentimentale oltre il culto della Madonna e delle Streghe”.

Con quest’opera, insomma, si è voluto tributare il giusto riconoscimento ad un artista che ha lasciato tracce importanti nell’arte italiana e internazionale e che merita per questo di essere valorizzato. Si è spento nel 2020. Il titolo del volume, “Senza Limiti”, sembra già indicare il suo guardare lontano. “Quando nel 1986 ho allestito nel Museo del Sannio -ricorda Galasso- una mostra su di lui gli proposi di mettere le sue opere tra le sculture sannitiche e romane, subito accettò, dicendo “Questa è una follia che mi piace tanto”.

“Antonio Del Donno - evidenzia Antonella Tartaglia Polcini, assessore alla cultura- ha armonizzato l’arte con l’educazione”. Per la storica dell’arte Isabella Pedicini è soprattutto “un esempio di libertà e generosità, che ha offerto un altro sguardo sul mondo”. “Questa sera -ha concluso la figlia Annarita- Benevento gli rende omaggio. C’è la proposta di intitolargli una strada. Ma la sua generosità non sempre è stata ricambiata. Le sue opere si trovano in tante case, in ospedali, uffici pubblici, comune, provincia. Molte sono state portate a Santa Croce del Sannio, paese del padre, per consentire la nascita di un museo, che ci auguriamo possa aprire presto. Qui ci vorrebbe un centro culturale a lui dedicato”.



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