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Il racconto di Francesco Piccolo tra Flaiano, Fellini e la sinistra - "Bisogna parlare senza spocchia a quelli che non ci somigliano"
 

dom 25-02-2024 15:41 n.424, a.e.

Il racconto di Francesco Piccolo tra Flaiano, Fellini e la sinistra

"Bisogna parlare senza spocchia a quelli che non ci somigliano"


Lo stupore della sinistra di fronte alle sconfitte, la visione “profetica” di Enrico Berlinguer, il bisogno di ascoltare chi non la pensa come noi, la sua vita “impura” con Berlusconi ieri e Meloni oggi, lo sguardo della provincia sul mondo, Flaiano, Fellini, “Il Gattopardo”, per lui decisivo. Lo scrittore Francesco Piccolo si racconta a tutto campo a Benevento per la rassegna “Stregonerie”, percorrendo questi sentieri, partendo dal suo romanzo politico “Il desiderio di essere come tutti”,  col quale vinse il Premio Strega nel 2014.

“Una domanda -osserva Piccolo- si aggira nella sinistra: “Com’è possibile che la gente pensa diversamente da me che dico cose giuste? Il mondo cambia molto, la sinistra cambia poco, ma conserva la sua vocazione a perdere. Quella lanciata da Berlinguer col “compromesso storico” è stata l’ultima grande idea politica italiana, perché auspicava che i due principali partiti, la Dc e il Pci, collaborassero per migliorare il paese. Oggi invece la parola compromesso ha un sapore totalmente negativo”.

Ad ascoltare lo scrittore presso “Alberti” c’è una platea folta e attenta. La riflessione sulla politica è inevitabile. Il titolo del suo libro, con quel “Tutti” scritto a caratteri cubitali, richiama volutamente quello de l’Unità, dedicato al giorno dei funerali di Berlinguer nel 1984. “Ho intrecciato -spiega- il mio cammino con quello di una comunità. Quando comunicai a mia moglie che volevo scrivere un romanzo politico, osservò: “Che cazzo fai?”. Il desiderio di essere come tutti rimane. Come la necessità di unirsi  per il progresso”.

Le organizzatrici di “Stregonerie”, Isabella Pedicini e Melania Petriello, ricordano che da tempo corteggiavano lo scrittore per questo evento culturale,  vivacizzato dalle domande incalzanti di Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci. Cosa è rimasto di quella stagione politica che vide protagonisti Moro e Berlinguer? I loro eredi hanno dato vita ad un nuovo progetto politico nel solco di quella idea. Quali risultati sono stati raggiunti? Quali errori si continuano a fare?

“Bisogna aprirsi  -fa notare Piccolo- a quelli che non ti somigliano. Siamo andati avanti pensando di essere diversi e intelligenti e considerando tutti gli altri cretini. Siamo rimasti beati nel nostro mondo di somiglianti. Questo non va bene. Il Partito Democratico, che doveva unire le diversità per cambiare la società, è diventato teatro di una rissa continua. Al posto dell’unione c’è il combattimento in casa. Per questo ci sono stati allontanamenti e divisioni. Ma credo che Elly Schlein sappia cosa deve fare”.

Lo scrittore parla della sua formazione, delle sue origini casertane, dell’importanza della provincia nella letteratura e nel cinema. “Il contributo dei provinciali -conclude- è stato rilevantissimo. Basti pensare a Flaiano, Fellini, Parise, Calvino. Dalla provincia si guarda il mondo con quella epicità sognante necessaria all’arte. Se nasci nel quartiere Prati a Roma, credi di essere la persona migliore al mondo, ma se vieni dalla provincia conservi sempre quell’animo stupito, come me quando giro sul motorino per la capitale”.



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