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La bella riflessione di Dacia Maraini sulle donne e sul mondo - La scrittrice: "Servono ragione e giustizia per fermare le guerre"
 

ven 08-03-2024 20:48 n.431, a.e.

La bella riflessione di Dacia Maraini sulle donne e sul mondo

La scrittrice: "Servono ragione e giustizia per fermare le guerre"


Dalle conquiste delle donne ai fatti del mondo, dai social all’Intelligenza Artificiale. Lo sguardo di Dacia Maraini spazia su tanti temi, intrecciando passato, presente e futuro, nella “Lectio Magistralis”, tenuta nel Teatro Cinema San Marco di Benevento per il Festival Filosofico del Sannio. La scrittrice dialoga per due ore con gli studenti delle scuole superiori, che fanno tante domande, coordinati da Eugenio Murrali e da Carmela D’Aronzo, presidente  di “Stregati da Sophia”, promotrice dell’evento.

“La tragedia del Medioriente -osserva- è partita dall’aggressione orribile di Hamas, ma Israele ha compiuto un errore gravissimo rispondendo con la vendetta. Bisognava chiamare tutto il mondo a condannare quell’atto terroristico, chiedendo giustizia. Non si può pensare di risolvere i conflitti con le vendette. Dobbiamo ritrovare la fiducia nella ragione, per impedire nuove guerre. Viviamo in un mondo globalizzato e non possiamo non occuparci di quello che succede a pochi chilometri da noi”.

Il pensiero va subito alle donne iraniane, pakistane e afgane, che non sono libere di vestire, uscire e lavorare, come vorrebbero. Nel giorno dell’otto marzo è stata ricordata la tragedia delle 300 donne bruciate vive nella fabbrica americana “Cotton”. La storia e l’oggi. “Ci sono stati tanti cambiamenti -spiega Maraini-  una volta c’era la schiavitù, la donna era considerata proprietà della famiglia, del padre e del marito padrone. Le lotte femminili hanno portato il diritto al voto. Ma molti uomini non accettano di perdere i privilegi, vogliono comandare e possedere, per questo diventano cattivi e violenti”.

La voglia di emancipazione si scontra spesso con vecchi schemi sociali. Basti vedere la pubblicità. La donna deve parlare il linguaggio della seduzione, i corpi femminili sono usati per vendere prodotti, dall’auto al caffè. “Le battaglie femministe - sottolinea la scrittrice- hanno buttato già arcaiche mentalità, dando alla donna ruoli importanti in tanti settori. Ma ci sono ancora discriminazioni. Le conquiste non sono per sempre. La democrazia va difesa. Il rispetto delle donne passa anche per il linguaggio”.

I ragazzi hanno chiesto consigli per il loro futuro. Dacia Maraini li ha spronati a coltivare sogni e passioni, libertà e coraggio. "La verità assoluta non esiste -ha precisato- non è vero che un giornalista deve essere al di sopra di tutto. Se ha delle idee, deve difenderle con sincerità e trasparenza. Per i giovani servono punti di riferimento, che oggi mancano. Il nostro modello era la Madonna, che è meravigliosa, però è una donna muta, che non conosce il sesso, che ha fatto un figlio con lo Spirito Santo".

Il suo racconto ha preso spunto dagli ultimi suoi due libri, “In nome di Ipazia” e “Vita mia”, ed ha toccato alcuni momenti autobiografici. “Tra i miei modelli -evidenzia- c’è soprattutto mia madre, che nel Lager in Giappone, nel 1943, non si è mai lamentata, si è messa a cucire i calzini delle guardie per avere una patata o un uovo. Poi c’è Ipazia, vissuta nel III secolo d.C., una scienziata coraggiosa, uccisa da fanatici cristiani, perché aveva scoperto che la terra non sta al centro dell’universo".

La sua riflessione si sofferma sulle nuove tecnologie. “Sui social - rileva- si usa un linguaggio di odio, piovono insulti e falsità, che possono distruggere una vita. Bisognerebbe impedire l’anonimato. Non possiamo fermare l’Intelligenza Artificiale, andrebbe regolamentata. Mi ha permesso di fare ricerche in biblioteche internazionali”. Mentre firmava i libri sul palco, le abbiamo chiesto un’opinione su Giorgia Meloni. “Che una donna sia arrivata al governo -ha risposto- è simbolicamente importante, ma bisogna giudicare dalle scelte. Per ora quelle fatte non vanno a favore delle donne, sta tagliando i fondi ai centri antiviolenza, sulle scuole e gli asili nido. Non basta essere donna, ci vogliono fatti concreti”.



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