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La meravigliosa corsa della parola nella lectio di Roberto Vecchioni - "Ragazzi combattete, coltivate l'amore, la libertÓ e la giustizia"
 

mer 15-05-2024 21:00 n.457, a.e.

La meravigliosa corsa della parola nella lectio di Roberto Vecchioni

"Ragazzi combattete, coltivate l'amore, la libertÓ e la giustizia"


“Il mondo dei vostri nonni, quello del dopoguerra, è partito con due grandi parole, "fiducia e speranza", che sono andate restringendosi sempre più. Oggi, voi ragazzi avete poca fiducia, siete stanchi della speranza. Dite: ce ne hanno dette troppe, ne abbiamo viste tante, si combattono tra loro, l’uno non capisce l’altro, allora ci costruiamo il nostro linguaggio, la nostra musica. Continuate a combattere con le parole, coi cortei, mai con la violenza. Ogni forma di contestazione è sacrosanta, ma prima ascoltate”.

Con questo messaggio, Roberto Vecchioni, conclude il suo viaggio nel linguaggio, raccontato al Festival Filosofico del Sannio, nel Cinema Teatro San Marco di Benevento, gremito da 800 studenti delle scuole superiori. Il cantautore inizia sussurrando i versi della sua canzone, “Parola”. “Come l’azzurro al cielo, come gli uccelli al volo, come alla madre il seno...Tu sei dentro me, come la foglia al vento, la fantasia al potere, come il canto al cigno... Ma io non posso perderti, parola, amore mio, chi t’ha ferita a morte”.

La sala è assorta. Saltano i saluti istituzionali. Siamo già nel mondo greco, ad Omero, al quale bastava un solo aggettivo per dire “il mare increspato sotto la sponda”. L’ultimo libro di Vecchioni, ancora in classifica, si chiama “Tra il silenzio e il tuono”. Le sue riflessioni affascinano. Parte dalle radici della lingua, dalle civiltà del Mediterraneo, per spiegare le tappe della “meravigliosa corsa della parola”, “unica vera invenzione dell’uomo”, intrecciata al pensiero, alla conoscenza e al rapporto con l’Universo.

“Chi ha le parole è libero -sottolinea- chi non le ha sarà sempre un po’ più schiavo, un po’ più servo, un po’ sotto. Chi è ignorante, non potendo fregarti con le parole, cerca di difendersi con la violenza. Quando l’uomo è passato dai grugniti ai segni e ai suoni, si è distinto dagli animali. Quante immagini si mettono dentro una parola. Quando cadono le stelle, esprimiamo un desiderio, che deriva proprio dal latino “sidera”. Le parole sono importanti, non possono essere buttate là per caso”.

Il racconto approda all’Italia. La nostra lingua è la più bella, ma la meno conosciuta. Sono stati Dante e Manzoni a darle una giusta codificazione. Il passaggio dal latino non è stato un salto. Prima ci sono stati i dialetti. “Prima di Dante non si capiva niente -osserva Vecchioni- si parlava il latino maccheronico. Annoveriamo tanti premi Nobel, ma siamo arrivati tardi ad una lingua comune. Anche il Romanticismo e l’Illuminismo li abbiamo avuti quando erano già finiti. Così per l’Impressionismo”.

Per l'autore di “Sogna ragazzo sogna”, fondamentale è l’educazione che si dà fin da bambini.  “Non si danno -fa notare- le palettate in testa a chi ha preso il tuo secchiello. Le parole che contano sono “amore, libertà e giustizia”, perché tutti devono avere gli stessi diritti. Fatele valere, per cambiare il mondo, per protestare contro gente corrotta che pensa solo al potere. L’artista è grande se mi regala emozioni, che mi fanno stare bene, se mi fa volare”. Per salutare Vecchioni, tanti si avvicinano per un firma sul libro, coordinati da Carmela D’Aronzo, presidente di “Stregati da Sophia”, ideatrice dell’evento.



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