|  Le bellezze di Benevento scorrono in un agile filmato, accompagnato dal “Ritmo di contrabbando” di Eugenio Bennato. Il Teatro Romano è gremito da un pubblico elegante e casual. Gli scrittori si presentano sul palco quattro alla volta, chiamati da Stefano Coletta. Raccontano in poche parole le storie dei loro libri, in concorso per questa ottantesima edizione del Premio Strega. C'è grande attesa. Gli occhi sono puntati sui tabelloni, che in diretta fanno conoscere la sestina dei finalisti.
Sul podio salgono Michele Mari, Matteo Nucci, Bianca Pitzorno, Teresa Ciabatti, Alcide Pierazzoni ed Elena Rui, rispettivamente con "I convitati di pietra", "Platone. Una storia d'amore", "La sonnambula", "Donnaregina", "Lo sbilico" e "Vedove di Camus". Non ce la fanno a conquistare la finale, prevista per l'otto luglio a Roma, per la prima volta in Campidoglio, Nadeesha Uyangoda, Ermanno Cavazzoni, Mauro Covacich, Maria Attanasio, Marco Vichi e Christian Raimo.
"Le tematiche che ricorrono -sottolinea Stefano Petrocchi, direttore del premio- sono molto presenti nella narrativa contemporanea. C'è il denaro come collante della società, al centro del libro di Mari, ci sono grandi figure del passato, punti di riferimento del presente, nei lavori di Nucci e Rui, c'è questa fiducia nel soprannaturale, che è molto contemporanea, che troviamo ne "La sonnambula", ci sono i rapporti complicati tra genitori e figli nella doppia storia della Ciabatti".
Il verdetto rispecchia in gran parte le previsioni. La delusione di Cavazzoni, autore di "Una storia d'amicizia", è compensata dal fatto che è tra i finalisti del Premio Campiello. “Il gioco delle case editrici -aggiunge Petrocchi- è sempre esistito, ma poi decidono i votanti”. Il libro, per ora in vetta, racconta l'avventura di una classe di un liceo milanese nelle sue evoluzioni. "L'idea -spiega Mari- mi è venuta guardando una vecchia foto in bianco e nero. Da lì ho immaginato il futuro dei miei compagni".
L'approdo di Nucci alla finale, con un volume di oltre 500 pagine, rilancia le biografie romanzate. "Mi innamorai di Platone -rileva lo scrittore- quando andai a fare una gita in Grecia. La sua vita è stata una battaglia continua per creare giustizia, faceva politica per costruire una Polis bella e giusta, perché soltanto nella giustizia è possibile la felicità. Il suo messaggio è attualissimo, perché il desiderio di giustizia è eterno, ci indica la strada soprattutto in un tempo come questo, di orrori e guerre".
Dalla storia ai problemi d'oggi. Come in "Donnaregina". "Dalla vita di un camorrista del Rione Sanità -afferma Ciabatti- il mio sguardo si sposta sul malessere degli adolescenti. Volevo cogliere come lui si raccontava". Questa edizione sancisce il ritorno del romanzo. "Le storie -fa notare Attanasio- sono depositate nelle mura, nei conventi, nelle piazze delle città. Cercano qualcuno che le riporti alla luce. Con "La rosa inversa" parlo di Cagliostro, di un'epoca fondamentale per i diritti, che oggi sono minacciati".

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