|  "Questo premio non è solo mio, questo premio appartiene a mio padre. Senza di lui non sarei arrivato fin qui. Voglio condividerlo con mia madre Nina, che sta in platea. Se sono diventato quello che sono come uomo, molto lo devo a lei. Mamma, mi sono laureato tardi, un pochino troppo fuori corso. Ma una scusa ce l'ho: "Steve faticanno". Comunque ce l'ho fatta. Condivido questo momento con mia moglie Paola, l'altra mia fortuna, sempre vicina, sia nei trionfi che nei sacrifici”.
Il cantante Sal Da Vinci si commuove più volte e ringrazia soprattutto la sua famiglia, quando riceve la “Laurea Honoris Causa” in Canto Pop Rock dal Conservatorio di Benevento. Si ferma un istante e il suo pensiero va a quel bambino nato a New York nel 1969, ricorda il palcoscenico delle sceneggiate, i dischi di Pino Daniele, comprati a nove anni con la paghetta di papà, le esperienze artistiche vissute accanto a Roberto De Simone ea Claudio Mattone. Perché il successo di oggi è frutto di un lungo percorso.
Il vincitore dell'ultimo Sanremo con “Per sempre sì”, diventato ormai una star internazionale, conserva umiltà, genuinità e gentilezza, mantiene una calma impassibile anche di fronte alle domande più insidiose, regala sorrisi a tutti, conditi sempre da un pizzico di ironia. "Porto un cognome importante -fa notare- ho una grande responsabilità, ma immaginate se mio padre si chiamava Leonardo. Sono papà di due figli, nonno di tre nipoti ed uno in arrivo. Come faccio a fermarmi?".
Quando lavorò con Roberto De Simone per “L'opera buffa del giovedì santo”, gli capitò un aneddoto divertente. Stavano al Piccolo Teatro di Milano e lui cantava l'intermezzo di Paisiello, “Vurrìa saglire in cielo”. Da un palco la voce di una donna esclamò: "Ma vuò cantà o' Motorino? Rimase di stucco. Alla fine dello spettacolo incontrò quella signora. Era una napoletana, che gli propone: "Quando fai quest'opera, vottaci a' rint o Motorino”, che era il titolo di una sua canzone del tempo.
La consegna del Diploma Accademico del “Nicola Sala” avviene presso l'Housing “Il Molino”, da poco inaugurato. Prima di lui questo riconoscimento è stato dato a Mogol, Renzo Arbore, Gigi D'Alessio, Enzo Avitabile e Claudio Mattone “Questa serata -rileva il direttore Giuseppe Ilario- porta il segno del destino. Questo Corso di Pop Rock fu inaugurato nel 2014 dal compianto maestro Peppe Vessicchio. Siamo onorati. Qui c'è l'unica cattedra di canzone classica napoletana a mondo".
Il cantante invita i giovani a credere nei sogni e a studiare. "La mia vittoria a Sanremo -osserva- è stata una conferma. Rifarei tutto uguale. La musica ha i suoi tempi. Conta la passione. Uno delle mie fortune è quella di essere napoletano. Non vi fidate di quelli che vi promettono successi miracolosi. I fallimenti e le cadute fanno parte della vita. L'importante è rialzarsi". Poi va al pianoforte e canta "Tu si 'na cosa grande",“Rossetto e caffè” e “Per sempre sì”. Segue il concerto dedicato ad Ernesto Murolo, “poeta dell'incanto”.


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