|  “La gente vuole sapere la verità sull’inquinamento del fiume Calore e nello stesso tempo chiede soluzioni al problema che si è manifestato con un’anomala schiuma bianca ed una spaventosa moria di pesci. Vogliamo conoscere quali possibili conseguenze ci sono state per la salute della gente e qual è la salute del fiume. Le due cose sono concatenate, perchè l'acqua viene utilizzata in agricoltura. Ci dicono che i dati delle analisi sono secretati e tutto è in mano alla procura, che è stata costretta ad aprire un’inchiesta. Chi sapeva doveva parlare, ma ha taciuto”.
La richiesta di trasparenza viene ribadita con forza da Michele Martino di Libera, uno degli animatori del cosiddetto “Popolo del Ponte”, che il 7 agosto scorso ha dato vita ad un combattivo flash mob per denunciare il disastro ambientale che ha colpito il fiume Calore, che attraversa l’area nord di Benevento, quella che ruota intorno al Rione Ferrovia. Una delle cause dell’inquinamento delle acque fluviali sarebbe stato il cattivo funzionamento del depuratore dell’Area Industriale di Ponte Valentino.
“Qualcosa si è inceppato- osserva Giuseppe Iorio di Civico 22- nella catena di comando e nel sistema di controllo degli sversamenti. C’è stato un comportamento imprudente di chi era deputato a verificare il corretto deflusso dei liquami civili e industriali della città. Il quadro che si è presentato è orribile. Quanti uccelli si sono cibati dei pesci morti? La fauna ittica è stata uccisa dalla mancanza di ossigeno. Dopo 10 anni di amministrazione Mastella il depuratore ancora non decolla”.
Il sindaco di Benevento ha risposto alle proteste con furore e veemenza, minacciando anche di querelare i promotori dei comitati scesi in piazza. “Non è tollerabile -rintuzza Mastella- che si fomenti un clima di sfiducia verso le istituzioni. Se riscontrerò con i miei legali gli estremi, non esiterò a denunciare mestatori di professione e demagoghi per procurato allarme”. Per il Popolo del ponte, quello del sindaco è un atteggiamento antidemocratico, tipico di chi non è avvezzo al confronto.
Per chiarire e approfondire la questione diventa sempre più necessaria la convocazione di un Consiglio Comunale aperto, chiesto dai consiglieri di opposizione, già alle prime denunce degli abitanti della zona infestata da miasmi e fetenti olezzi. “Bisogna fare piena luce -incalzano Perifano, Farese, Megna, De Lorenzo, Fioretti, De Longis, Miceli e Varricchio- vanno accertate e perseguite le responsabilità del disastro ambientale. Se Mastella vuole denunciare, cominci da noi”.
Mentre l’inchiesta della Procura continua, si viene a sapere che la Multiservice, società che gestisce il depuratore Asi, avrebbe riscontrato uno scarico anomalo derivante da fonte sconosciuta, che avrebbe compromesso la sezione biologica della Linea 1. Sul fronte miasmi si dirada qualche nube. C'è il via libera della Procura di trasferire le biomasse nel biodigestore chiuso, che si trova nell’impianto “Benevento Biometano” di Contrada San Domenico. Questo dovrebbe attenuare le “emissioni odorigene”.
Per salvare i fiumi dal degrado e valorizzarli occorre una seria programmazione. Ci sono ad esempio, i Contratti di Fiume, che spesso restano sulla carta, perché non vengono finanziati. “Si continua a sversare -aggiunge Iorio- e si continua a emungere acqua senza regole. I nostri fiumi erano importanti. Ricordo che 60 anni fa il pittore Mario Rauso s’imbarcò qui e arrivò fino alla foce del Volturno. Oggi abbiamo una situazione insopportabile. Le minacce del sindaco sono parole dal sen fuggite”.
Sulla vicenda fa sentire la sua voce anche la Lipu di Benevento. “Cosa si aspetta a rendere pubblici i dati delle analisi Arpac? -si chiedono in un documento- si faccia chiarezza su tutti gli aspetti. Il depuratore Asi è stato sequestrato il 25 luglio scorso, ma già dal settembre 2025 non era perfettamente in regola”. Per evitare che continui lo scaribarile tra gli enti competenti sarebbe opportuno un tavolo in Prefettura. “Non possiamo abbandonare i fiumi al loro destino -conclude Martino- sono una grande risorsa per il territorio. Quale procurato allarme? Possiamo solo essere accusati di procurata partecipazione civica”.


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