|  Il ragazzo ama il treno, la funicolare, la pizza e soprattutto il purè. Si chiama Cico e soffre di autismo. Per questo è soggetto a tempeste emotive, che lo portano a vedere il mondo a modo suo. Quando è felice grida “Nevica”, anche nel mese di agosto. Quando si arrabbia non esita a sparare un colpo di pistola, perché vuole fare il “buco” alla persona che lui giudica cattiva. Questo alternarsi di stati d'animo sono il lievito della commedia “E fuori nevica”, messa in scena da Vincenzo Salemme a Benevento.
Quando la mamma muore, scrive nel testamento che se gli altri due fratelli, Enzo e Stefano, vogliono l'eredità, devono provvedere all'assistenza di Cico. Una situazione che provoca una sorta di scaricabarile. Il ragazzo autistico richiede un impegno non indifferente. Nei suoi panni c'è Vincenzo Salemme, che riesce a passare con fresca maestria dal buonismo al cattivismo. Reclama continuamente il purè, vive immerso in cavalcate di treni e funicolari, coinvolgendo tutti in esilaranti siparietti.
Giocando con i doppi sensi e metafore strampalate, parla di “ortaggio” a pubblico ufficiale, realizza pizze immaginarie, sprigiona poteri di supereroe, come quando azzecca una scommessa sui cavalli, puntando su Zeppola Vincente e Crocchè Piazzato, facendo vincere al fratello Stefano 20 milioni di lire. Con Salemme si armonizzano splendidamente Andrea Di Maria, Antonio Guerriero e Stefano Sarcinelli. La commedia, che è stata scritta nel 1994, conserva la sua forza attrattiva, su un tema scottante.
Il supereroe Cico fa finta di non capire, ma in realtà osserva le persone e scopre, ad esempio, che suo fratello Stefano sta sposando una prostituta, che si fa chiamare Bambola e che per contattarla bisogna pronunciare la parola d'ordine “Cocco Bello, Cocco Fresco”. La quiete della famiglia è interrotta ogni notte da rumori di coperchi sbattuti. Fioccano le gag su Bambola, che non fa un lavoro nero, ma “un lavoro di tutti i colori”. Nessuno vuole tenersi Cico. Bisogna riportarlo in una clinica. "Perchè in faccia ai soldi non esistono fratelli". Afferma Salemme con la sua triste ruvidezza.
Quando arriva il notaio per verificare il rispetto del testamento, si viene a sapere che il ragazzo autistico ha fatto morire la madre con la morfina per non vederla più soffrire. I fratelli sono preoccupati di perdere l'eredità. C'è un fatto di eutanasia, che è considerato un reato. Come la mettiamo? La soluzione la trova ancora una volta quella mente geniale di Cico. "Voglio andare da mammà -annuncia- che voleva stare sempre con me. Dobbiamo stare tutti e tre insieme come voleva mammà".
C'è un brindisi finale da celebrare. Questa volta sarà fatto con quelle stesse gocce date alla madre per farla morire, trangugiate contemporaneamente dai tre fratelli, seduti su un divano, che muoiono insieme. La promessa fatta da Cico alla mamma viene mantenuta. L'attore saluta il pubblico con queste parole. “Che ci fate ancora qui, non lo vedete che fuori nevica, tornatevene a casa, noi ce ne andiamo”. Risale poi sul palco per ricevere un premio per i 50 anni di carriera, ringrazia Benevento Città Spettacolo. Tra la gente c'è una ragazza di nome Chiara, con un piccolo ritratto di Salemme, che “fa ridere anche il cuore”.



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