|  "Ci siamo messi in viaggio per raccontarvi un poeta. La nostra band nasce nel 1999 da un'idea di mia madre Anna, sorella di Rino. Suonare in questo teatro è una grande emozione". Con queste parole, Alessandro Gaetano introduce il concerto dedicato a Rino Gaetano, organizzato dall'Accademia delle Opere, presieduta da Francesco Tuzio. L'attesa nel Teatro Romano è grande. Riascoltare le canzoni del cantante crotonese, scomparso a soli 31 anni nel 1981, per tanti è come fare un tuffo negli anni della gioventù.
La band parte da testi meno noti, che rivelano, però, tutte le potenzialità esplose poi nei maggiori successi. Si comincia con “Spendi spandi effendi” e “Sfiorivano le viole”. Lo spirito ironico e graffiante già trionfa in “Mio fratello è figlio unico”, dove Rino Gaetano condensa tutte le sue tematiche preferite. “Mio fratello è figlio unico - canta- perché è convinto che anche chi non legge Freud può vivere cent'anni, perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati malpagati e frustrati”.
Per le canzoni più romantiche si accendono le luci dei telefonini, per quelle più ritmiche viene spontaneo accompagnarle battendo le mani. Il concerto vola con “Aida”, la donna della rinascita dopo la guerra, quella della Costituente e della Democrazia. Spinge a ballare con “Ahi Maria”, perché “quando tramonta il sol”, c'è voglia di consolarsi con una “canzone d'amor da Baja a Salvador”. Una vera scoperta forse è stata per tanti, “Sei Ottavi”, che comincia con “quando la notte scendeva stellata stellata”.
La “Rino Gaetano Band”, guidata da Alessandro, è composta da Ivan Amadori, Fabio Fraschini, Michele Amadori, Alberto Lombardi e Marco Rovinelli, che sfoggiano una perfetta intesa. Il nipote, ogni tanto, mostra una foto dello zio. Qui e là affiora qualche aneddoto. “Quando a Sanremo - fa sapere Lombardi- fu presentato “Gianna”, che arrivò terza, per la prima volta fu pronunciata la parola “sesso” in televisione”. Con questa canzone il pubblico ondeggia all'unisono.
L'organizzatore Tuzio annuncia altri progetti, per il rinnovato Teatro San Marco, dove a novembre partirà una rassegna, e per i giovani con “Fondazione di Comunità”. Arrivano la scanzonata “Berta filava” e la dolce “A mano a mano”. Le canzoni di Rino Gaetano continuano ad offrire spunti critici per la nostra società. Anche quelle che sembrano più stravaganti. Basti pensare a “Nuntereggae più” e a “Ma il cielo è sempre più blu”, che chiude il concerto, in un mare di applausi e cori.


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