|  “Per quanto vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”. Il famoso monito di Fabrizio De Andrè è stampato sotto il manifesto di lutto che portano i manifestanti, che affluiscono nel chiostro del municipio di Airola. La protesta per il rogo tossico, sprigionatosi dall'incendio dei rifiuti della Eco Energy, ha suscitato una presa di coscienza collettiva. Un gruppo di giovani grida: “Non bruciate il nostro futuro”. L'assemblea lancia una petizione per le dimissioni del sindaco, chiede trasparenza e giustizia.
La manifestazione di stamattina è aperta da Martina Caccavale, che già si era fatta sentire dal presidente Roberto Fico, chiedendo impegni concreti e non più promesse al vento. C'è l'oncologo Antonio Marfella che parla dei rischi della diossina. Su un altro striscione c'è scritto: “Airola non merita questo”. Le domande sull'accaduto sono tante: "Cosa è successo e perché? Possibile che nessuno sapeva? Chi doveva vigilare e non lo ha fatto? Altri chiedono: "Basta veleni, basta silenzi".
Il sindaco Vincenzo Falzarano ed il vice Michele Napolitano sono nella bufera. Ma sotto accusa sono tutte le istituzioni. Quei rifiuti giacevano da anni in quel sito, che dal 2024 era sotto sequestro. L'amministratore giudiziario è Luigi Mazzone, mandato dal tribunale, che doveva controllare. Un cittadino, che non vuole essere nominato, afferma che le responsabilità sono a cascata, dall'alto al basso, stanno in tutta la catena di comando. Deciderà la magistratura. Si spera presto.
“Possibile che il sindaco ed il vice - osserva Raimondo Borriello di “Salute a Ambiente” - non sapessero niente? E' vergognoso. Vuol dire che non sono all'altezza. Come si può immaginare che il sindaco non abbia poteri durante un sequestro giudiziario? A Fico abbiamo chiesto un commissario straordinario all'ambiente e al ministero l'intervento dell'Ispra. Il sindaco è il primo responsabile della tutela della salute e il monitoraggio della situazione sanitaria spetta alle amministrazioni comunali".
La nube tossica ha destato allarme nella Valle Caudina, è arrivata sui monti del Partenio, nel casertano e nel beneventano. I dati dell'Arpac sulla presenza della diossina sono gradualmente migliorati, ma preoccupano le conseguenze per il futuro. "Ci vuole una bonifica immediata -suggerisce Diego Ruggiero- la procura accerti tutte le responsabilità. Non serve sparare nel mucchio. La politica è stata disattenta. La stessa Regione è stata distratta. Il prefetto e il ministro Piantedosi sono stati assenti".
Il disastro di Airola non ha avuto il giusto rilievo nazionale. Qui non si è visto alcun membro del governo. La mobilitazione, animata soprattutto dai giovani, ha risvegliato l'unità della gente caudina. La società civile ci ha messo la faccia. Con Martina Caccavale, Francesca Di Cuozzo, Arianna Ciaramella e tanti altri. "La venuta di Fico -fa notare Imma Federica Refuto- è un segnale forte, ma non deve essere una passerella. La protesta, nata da un passaparola, fa ben sperare nella possibilità di cambiare".
La vicenda sarà portata in parlamento da Francesco Emilio Borrelli, venuto più volte ad Airola. La Eco Energy sarebbe una costola della Famiglia Falzarano ed era in procinto di passare alla Tritor, per risanare la situazione finanziaria. Quel sito era da tempo sotto i riflettori della magistratura. C'è chi come Teresa Meccariello invoca un'inchiesta parlamentare. “Dobbiamo mettere in campo -propone Alessandro Viola di “Salute e Ambiente”- un monitoraggio costante e una seria bonifica”.
Quando il 31 agosto scorso il denso fumo nero è apparso nei cieli caudini, è prevalso un senso di impotenza e di smarrimento. Sui social si scatena una raffica di “maledetti, criminali, bastardi” contro i colpevoli. Qualcuno ha parlato di “Chernobyl delle zone interne” e “Nuova Terra dei Fuochi”. C'è chi ha chiesto lo Stato d'Emergenza. "Cosa stiamo lasciando a chi cresce su queste terre? Si domanda Antonio Lonardo. Un gruppo di cittadini ammette: "Siamo stati ignavi". Non deve succedere più.


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