|  Il viaggio musicale di Francesco Di Bella comincia con “L'alba”, ma prende il largo con “N 'ata luna”, per parlare d'amore e di Napoli, che “tutt' 'juorne nasce e more”, del mare che fa paura, “quann se fa sentì”, di una “Stella che brucia”, che traccia il destino e accompagna il nostro cammino. Il cantautore dichiara di essere molto emozionato, mentre accorda la sua chitarra. Il concerto insieme all'Orchestra Filarmonica di Benevento rende l'atmosfera dell'Hortus Conclusus tenera e sognante.
"Nella mia musica -spiega Di Bella- cerco di unire tradizione e modernità. Non parlo solo d'amore, ma anche di tematiche sociali, come la condizione carceraria e l'immigrazione. Il mondo alternativo ci apprezza e ci segue, perché per anni coi “24 Grana” abbiamo frequentato i Centri Sociali. Il nuovo disco, registrato col gruppo storico, uscirà nel prossimo ottobre. Ho vinto, tra l'altro, il Premio Lunezia". L'artista è di poche parole, ma di molti sorrisi. Colora le canzoni di metafore raffinate.
Alla melanconia alterna l'allegria. Ricama ironia e spensieratezza, perché in fondo l'obiettivo è un po' di pace, in questa vita frenetica. Come canta, ad esempio, in “Scinne ambresso” e “Canto pe nun suffrì”. Per lui, a volte, la donna amata è come un'altra luna e “l'ammore è na muntagna 'e prete e carità e ncopp'a tutto ce stai sulo tu”. C'è "Introdub" per chi ha sbagliato e vuole rifarsi una vita, riflette e dice: “Chiudo ll'uocchie e me 'nvento sta pace”. Il tono ilare si mescola con quello intimistico.
“Con Di Bella -rileva Ernesto Razzano- completiamo un trittico di concerti inediti, davvero interessanti, dopo Roberto Colella e Gnut”. Il cantautore e i musicisti, diretti da Luigi Girardi, sono più volte richiamati dal folto pubblico per un bis. Il momento clou è “Napoli se sceta”. “Ho sempre sognato -osserva Di Bella- di suonare questa canzone con l'orchestra”. C'è il tempo per regalare “Nu bello cardillo”, un classico rivisitato. Saluta con gentilezza e ironia, con “Accireme”, per un amore appassionato.


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